Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio

Teo ha ventisette anni, un brufolo sulla punta del naso e le tempie che gli pulsano. È rinchiuso da alcuni minuti nel bagno per signore dell'ospedale universitario della Città Immobile e deve assolutamente sbarazzarsi nel più breve tempo possibile di una pistola e di venti tubetti di coca. Il tutto mentre fuori di lì una coppia di poliziotti presidia una stanza e tre donne chiacchierano amabilmente a pochi passi dalla sua disperazione. Teo è lì perché mentre scopriva che la donna che ama lo tradisce con il suo unico amico, ha ricevuto una telefonata che lo avvertiva della sparatoria in cui è rimasto ferito suo fratello... Teo apre gli occhi e si ritrova rinchiuso al buio, con il costato che gli duole, un rivolo di sangue che gli cola dalla fronte direttamente nelle narici e la gola piena di muco. Il cellulare che vibra l'ha destato da quel torpore e lo riporta alla realtà. Dove si trova? Che ci fa in quella cavità buia e fredda? Prende il telefono dalla tasca. Ci sono quattro chiamate non risposte. Nella mente cominciano ad affiorare flebili ricordi. Era in un bagno, non quello dell'ospedale però, quello è successo cinque giorni prima e chissà come quell'immagine, mentre rischiava di soffocare nel suo stesso sangue, era venuta ora a galla. Era nel bagno di suo fratello maggiore Marlon quando erano entrati. I colpi si erano susseguiti secchi e precisi sul costato e sul sopracciglio, aprendogli uno squarcio lungo e profondo. L'urlo di Marlon ancora gli rimbomba nelle tempie e lo terrorizza. Deve riordinare i pensieri. Capire questo incubo quando è cominciato e sopratutto se ha a che fare con il bar in cui si era rifugiato dopo quel terribile acquazzone...
Torna in libreria il funambolico colombiano Efraim Medina Reyes, classe 1967, vincitore per due volte del Premio Nazionale di Letteratura del suo Paese. Ha diretto tre film, scritto spettacoli teatrali e canzoni. Durante l'adolescenza ha persino combattuto quattordici match da pugile amatoriale senza vincerne uno e soprattutto - come egli stesso ama ricordare - alla fine degli anni Ottanta ha avuto un' impressionante sfilza di fidanzate grasse. L'eterno astro nascente della letteratura sudamericana, grazie al suo logorroico filosofo metropolitano Teo, affetto da lupus e perciò ipersensibile alle contaminazioni del mondo esterno (chi di noi non lo è, oggigiorno), tanto da vivere pressoché rinchiuso nella sua stanza, che in una rara serata di fuga dalla sua prigione casalinga incappa in una pioggia torrenziale ed è costretto a finire 'ostaggio' del bar Pesce Ghiaccio, dà voce e vita ad una carrellata di personaggi e caratteristi indimenticabili - tutti pesci muti in un acquario surreale - fra i quali spicca Lena, una misteriosa avvocatessa con la quale finisce per instaurare un'ambigua relazione che gli cambierà per sempre la vita. Con la sua solita scrittura schietta, brutale, cinica e irriverente, il colombiano piaccia o meno si conferma uno dei più autorevoli punti di svolta e rottura nei confronti della più classica e tradizionale letteratura latinoamericana.

 

 

 

 
 
 
 
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