Quello che conta

Quello che conta
Ghiacciai immortalati solo pochi anni fa che ora non esistono più. La donna rancorosa verso il pluridecorato che le restituisce la bandiera statunitense ripiegata e la bara del suo caro. Una bimba velata e un anziano a gambe incrociate, in posa davanti a un arazzo nel giorno del loro matrimonio. Uomini armati che camminano in mezzo a sagome di alberi rinsecchiti che una volta erano giungla, e naturalmente il bianco e nero della baraccopoli di Mahim, Mumbai, attraversata da una conduttura che porta acqua ai quartieri ricchi e che la gente usa come per camminarci e crocicchiare, come una strada. Gli individui uccisi in genocidi e quelli che scontano gli effetti di Chernobyl a ventitré anni dal disastro, innumerabili per il ritardo con cui è stata comunicata l’esplosione e per come è stato “liquidato” il problema. La povertà di milioni di persone e l’assurdo frivolo criminale consumismo che indirizza nei bambini gli agenti o le vittime apparenti, perché essendo in realtà bambini, non hanno alcuna responsabilità se a tre-quattro anni porgono il piede a qualcuno per la pedicure e indossano scarpette con i tacchi, né se devono scavare nelle macerie tecnologiche in cerca di pile come succede a Dacca, in Bangladesh, e in gran parte dell’Asia del sud...
Questi e altri fondamentali problemi globali sono illustrati da grandi fotografi (Sebastiao Salgado, Ed Kashi, Lauren Greenfield per citarne solo tre dei diciotto) e commentati da importanti esperti e giornalisti nel libro a cura di David Elliot Cohen, il cui intento è altissimo: "incendiare l'opinione pubblica e ispirare riforme". Uno dei fini ultimi per cui è nata, centocinquant’anni fa, la fotografia. E se talvolta nel corso della sua storia è potuto avvenire, con tutti gli interventi e le manipolazioni che possono deformare l’immagine fotografica, il coraggio di chi denuncia e diffonde (nel caso delle torture di Abu Ghraib il militare Joseph Darby che ha consegnato le fotografie al CID, l’Army Criminal Investigation Command, e le testate CBS News e il New Yorker che le hanno pubblicate in contemporanea. La prigione dopo lo scandalo è chiusa, ma nel febbraio 2009 riapre con un altro nome) immagini che destano scandalo resta inutile se la cittadinanza e chi la governa non sono dotate di spirito critico, e non sanno come reagire allo sconcerto che provoca il mezzo fotografico. Lo stesso Cohen, nella sua introduzione, mette in guardia contro l'abitudine a certe immagini che da decenni ci riportano alla realtà di individui costretti a combattere ogni giorno contro la fame, le malattie, l'assenza di acqua. Essenziali, alla fine del volume, i "192 modi per saperne di più e impegnarsi attivamente" in cui sono elencati indirizzi di associazioni internazionali che operano nel campo, per informarsi e sostenere chi agisce.

 

 

 

 
 
 
 
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