Quello che il cielo non ha

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L’ambiziosa documentarista Bo Peep e il suo fonico (nonché fidanzato) Solomon hanno appena ritirato il loro dodicesimo premio ai Boston Irish Reporter Annual Awards; la commovente storia che hanno raccontato, e che tanto ha straziato il cuore del pubblico e della stessa troupe, è quella gemelli Toolin, due contadini residenti in una zona isolata della contea di Cork, in Irlanda. Joe e Tom, ottantenni, hanno sempre vissuto e lavorato assieme nella fattoria paterna, in condizioni umilissime e con nessun altro svago che una vecchia radio; nessuna relazione sentimentale, di rado lasciavano la fattoria: avevano una sorta di domestica, una donna della zona che una volta alla settimana recapitava loro del cibo e si occupava delle faccende di casa. A distanza di tre anni dall’uscita del documentario, Bo e Solomon, in compagnia di Rachel, addetta alle riprese, stanno ripercorrendo in macchina la strada che porta alla fattoria dei Toolin: il jet lag si fa sentire - vengono direttamente da Boston - e Solomon e Rachel sono affamati, mentre Bo è, come sempre, fresca come una rosa; è risaputo che alla donna non interessi né dormire né mangiare, ma nutrirsi prevalentemente di notizie, in grande quantità. L’occasione che li riporta alla fattoria è tutt’altro che piacevole: Tom Toolin, il gemello più giovane, è morto, e i tre parteciperanno al funerale, anche se Solomon, che conosce bene la sua fidanzata, non è proprio sicuro che Bo sia lì per pura bontà di cuore. Bo è sempre a caccia di storie. Eppure il destino di Joe preoccupa un po’ tutti: come farà a vivere senza Tom? I due avevano sempre vissuto in simbiosi, isolati dal resto del mondo. Due persone semplici, trasparenti. Ma è davvero tutto qui? Non potrebbe essere che qualcosa sia sfuggito al fiuto da segugio di Bo? Joe le permette di filmare, durante il funerale, e di fare alcune domande ai presenti. Rachel, la domestica, accenna al fatto che a Tom piacessero i libri: pare fosse la donna, a procurarli per suo conto. Eppure, pensa Bo, non ce n’è mai stata l’ombra in casa dei gemelli e Joe è convinto che suo fratello non abbia mai letto un libro in vita sua. C’è anche un’altra cosa cui Tom non ha mai accennato a Bo: il rifugio dei pipistrelli. Joe lo conosce - è un vecchio capanno disabitato situato in una zona arida della proprietà - ma è tanto che non ci va. Era compito di Tom andare a controllare qualche volta in settimana che il pozzo adiacente non fosse contaminato. Bo e la sua squadra si fanno accompagnare al rifugio, che a vedersi, parrebbe tutt’altro che disabitato: un orto fiorente, vetri puliti, una porta lucida dipinta di verde. Joe sente montare la rabbia, sentimento insolito per uno come lui. Un intruso nella sua proprietà! La porta viene aperta, mentre Rachel filma l’interno: un letto, una poltrona, un caminetto. E libri, montagne di libri sulle mensole. Intanto, chi abita il cottage è fuggito dentro al bosco, scontrandosi con Solomon, che per stare un po’ in pace, ad un certo punto si è staccato dal gruppo, addentrandosi nella radura...

Potrebbe essere un folletto o una fata, da come si muove in simbiosi con la natura circostante, veloce, leggera. E il suo aspetto è così etereo: la sua magrezza, i suoi capelli biondi, quasi bianchi, gli occhi verdi. Un incontro magico, di quelli che ti cambiano per sempre la vita: tra Solomon e Laura, nel bosco, è stato così. Per il mondo, Laura non esiste; non c’è nessun documento che attesti la sua nascita, e le sole tre persone che sapevano di lei sono tutte morte: sua madre, su nonna, e Tom Toolin, suo padre. Eccolo, il segreto del gemello più giovane, ciò che dal principio era sfuggito alla determinata Bo e che ora rappresenta materiale che scotta: un’altra incredibile storia da raccontare, magari un altro prestigioso riconoscimento da aggiungere alla lista. Al pari di suo padre, Laura è vissuta nel silenzio per venticinque anni, sviluppando un dono che ha dell’incredibile: riesce a riprodurre perfettamente tutti i suoni che la circondano, esattamente come fa l’uccello lira, imitatore abitante delle foreste australiane. “Uccello lira” sarà infatti l’appellativo con cui Laura verrà presentata al mondo, passando dall’anonimato alla visibilità planetaria in un nanosecondo. Ma sarà davvero pronta ad uscire allo scoperto, confrontandosi con il rumore assordante e la frenesia della vita fuori dal bosco? E la sua purezza e la sua autenticità, riusciranno a resistere agli attacchi di chi vuole trasformarla in un fenomeno di massa? Come andrà a finire tra lei e Solomon, che da quel fatale incrocio di sguardi non riesce a stare lontano da Laura? Bo riuscirà a girare il suo ennesimo, avvincente documentario? Attraverso una carrellata di personaggi interessanti e ben caratterizzati, Cecelia Ahern, dublinese classe 1981, scrive d’amore, e dell’essenza più pura dell’animo umano; di come sia complicato entrare davvero in contatto con la parte primitiva di noi stessi in un mondo che ci bombarda continuamente di stimoli e informazioni; noi, che sguazziamo eccitati nel delirio dei social e dei reality perché il silenzio e l’anonimato ci sembrano, evidentemente, condizioni troppo tristi. La Ahern ha esordito all’età di vent’anni con Ps. I love you, un bestseller tradotto in 50 Paesi, ben presto diventato anche un film di successo della Warner Bros., con protagonisti Hilary Swank e Gerard Butler, ma non è il suo solo romanzo ad aver ispirato delle pellicole; ha scritto anche alcune sceneggiature per l’emittente tedesca ZDF, e si è cimentata con successo anche nella stesura di romanzi young adults.

 


 

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