Questa sera è già domani

Questa sera è già domani
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Alessandro ha otto anni e si trova già in quinta elementare. Le maestre lo hanno voluto far anticipare perché in classe si annoia. Sa già tutto. A nove anni si trova già al ginnasio, è un bambino in mezzo a dei pre-adolescenti che lo prendono in giro perché è il più piccolo di tutti. Il suo mondo è la scuola, la preparazione al Bar Mitzvà, suo padre Marc, che si occupa di gioielli, ha il passaporto inglese, ma è nato ad Anversa, sua madre Emilia, invece, è italiana, ed è sempre un po’ rigida e un po’ ansiosa. Con loro, a Genova, vive il nonno, Luigi, il padre di Emilia, rimasto solo dopo la morte di nonna Rachele. A riempire la vita del piccolo Alessandro non mancano gli zii Osvaldo e Wanda, che per Alessandro è come una seconda madre, anzi forse più affettuosa della stessa Emilia. La vita del ragazzo è così scandita in una sua ordinaria e borghese compostezza in una Genova dove si conoscono tutti e dove tutti tengono fede ai propri ruoli e compiti. Ma siamo negli anni del fascismo, appena prima di quelli delle infami leggi razziali e dei turbinosi venti di guerra… E per Alessandro la pace e la quiete stanno per fare posto alla paura e all’insicurezza di un futuro terribile e incerto, che cambieranno la sua esistenza e il modo di concepirla portandolo prima di tutto alla vera maturità intellettuale che invece l’abilità negli studi ancora non gli aveva concesso, e a capire che certi affetti e certi sentimenti possono essere altrettanto profondi e radicati anche se male espressi, o semplicemente non espressi, secondo i canoni concepiti da un bambino...

L’ultimo romanzo di Lia Levi, Questa sera è già domani, mette in scena, sempre con grande grazia ed eleganza, la storia di una famiglia negli anni del periodo fascista, un’epoca che ritorna sempre nell’ambientazione cronologica delle opere dell’autrice, a sancire quel valore di memoria e ricordo che diventa l’unico meccanismo analitico di un mondo scomparso, che però è anche emblema di un rispecchiarsi assolutamente contemporaneo e moderno, concedendo pertanto valore aggiunto nella sua letterarietà perché mostra e dimostra la ciclicità esperienziale che si perpetua nel tempo. Certe sensazioni, certi sentimenti, certe dichiarazioni diventano lo specchio di altre società e di altri mondi in altri tempi, che ampliano il senso dell’opera. Dal canto suo, la scrittrice romana, di famiglia ebrea piemontese, ha l’abilità di narrare un quotidiano anonimo, dove è il mondo “esterno” fatto di violenza e morte che scompagina le abitudini portando con sé un terrore capace di tramortire, ma anche in grado di far trovare un coraggio nuovo, quello portato dalla gioventù. La sua scrittura richiama echi lontani di canzoni da 78 giri, libri rilegati con la copertina in pelle, ordinaria vita familiare, domestiche modeste e ubbidienti, esistenze destinate a non cambiare salvo poi farlo la Storia per loro, in cui si incunea il valore del romanzo di formazione, un coming of age delicato e di spessore che solo la maturità di chi lo compone può dare, e da questo infatti si nota la lunga esperienza dedicata dalla Levi verso la narrativa per l’infanzia. Ricostruendo poi però alla fine sempre l’ordine delle cose, come insegna la lezione gattopardiana. Lia Levi fa parte di una prolifica schiera di scrittrici italiane di origini ebree, la più nota è senz’altro Natalia Ginzburg, che ha fatto da apripista, se non altro dal punto di vista della notorietà e del pregio letterario,  a una narrativa memorialistica di importanza storica e civile a cui hanno contribuito in tempi e stili diversi Marina Jarre, Giacoma Limentani, Angela Bianchini, Clara Sereni e la stessa Lia Levi (che in questo specifico caso ricostituisce sotto forma di romanzo l’esperienza del marito Luciano Tas, scrittore e giornalista di chiara fama scomparso nel 2014), che hanno rimodulato e aggiornato gli schemi ottocenteschi del romanzo borghese nel ‘900 italiano. Ma il vero grande debito della scrittrice, il modello per eccellenza, lo sguardo a cui si rivolge è verso Giorgio Bassani, e quella meraviglia che è Il giardino dei Finzi-Contini.



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