Questo odio non ti somiglia

Questo odio non ti somiglia

Negli anni passati parlare di omosessualità in divisa sembrava, in paesi come l’Italia, un vero e proprio tabù. La possibilità che potessero esistere carabinieri, poliziotti o rappresentanti dell’esercito trans, omo o bisessuali non sembrava plausibile per molte persone che consideravano il mondo racchiuso nell’acronimo LBTQI come anni luce da quello delle forze armate. Sfugge spesso a molti il concetto secondo il quale non è il mestiere che fa una persona a determinare la sua preferenza sentimentale. In generale, come dice lo stesso Scovino nel libro, i gay sono di sinistra e i poliziotti di destra: solo questo serve a tenere distanti questi due, se vogliamo definirli così, mondi. La concezione poi che la classica virilità di cui nell’immaginario collettivo sono portatori gli uomini in uniforme non sia compatibile con l’omosessualità è incancrenita nella mente di una buona fetta della popolazione italiana. Come hanno dimostrato nel corso degli anni eventi come il Congresso Europeo dei poliziotti gay, tenutosi per la prima volta nel 2004 ad Amsterdam, o l’istituzione di associazioni come Polis Aperta, esiste l’esigenza di portare alla luce il disagio che gli omosessuali possono vivere banalmente recandosi al lavoro ogni giorno. Non appare facile ammettere di amare una persona dello stesso sesso in una caserma, luogo spesso ancora ancorato a stereotipi antichi e superati. E la situazione è decisamente più difficile per le donne, accettate solo negli ultimi decenni all’interno di realtà che sembravano riservate solo al sesso maschile…

“Soffro ma senza odio perché quest’odio non ti somiglia” è una delle bellissime frasi pronunciate da Étienne Cardiles il 25 aprile 2017 per ricordare il suo compagno Xavier Jugelé, poliziotto ferito mortalmente sugli Champs-Elysées da un simpatizzante dell’ISIS. Quel discorso, che vale la piena di riascoltare, è un omaggio pieno di amore ad un uomo che aveva cercato con tutte le forze di portare la pace, un “eroe del quotidiano”, come disse durante la stessa commemorazione l’allora presidente francese Francois Hollande. Questo saggio cerca di offrire in maniera esaustiva e ben documentata un excursus su un tema di cui raramente si parla negli organi di stampa nazionali. Basti pensare che anche pubblicazioni a riguardo sono quasi inesistenti. Leggere il capitolo 8, con le storie personali di uomini e donne che per anni hanno tenuto nascosto al mondo di cui facevano parte il compagno o la compagna di una vita o hanno finto di essere quelli/e che non erano, aiuta a comprendere meglio l’importanza di libri come questo di Scovino. Come dice lo stesso autore, parlare, raccontarsi serve a “integrare o reclamare una pulsione psichica perduta”. Leggere della discriminazione vissuta in prima persona pone le basi per intavolare spunti di riflessione che non possono che fare bene ad ogni lettore. La scelta di riportare alla fine del volume la Carta dei diritti e delle libertà fondamentali dell’Unione Europea è quantomeno azzeccata in un periodo storico che vira verso la cancellazione degli stessi.



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