Questo trenino a molla che si chiama il cuore

Questo trenino a molla che si chiama il cuore

Le terre di confine trasudano storie da tutti i pori. E le Marche – lo dice anche il nome, ce lo insegnano alle elementari – sono la terra di confine per eccellenza. Le storie, poi, si sa, vengono dal mare e si perdono tra le montagne. Così uno può girare le spalle al mare di Civitanova e puntare dritto a ovest, verso l'Umbria, a caccia di storie lungo la Val di Chienti. Ed ecco apparire in lontananza i meravigliosi monti azzurri, tra i quali si nasconde la mistica Sibilla. E seguitando ad avanzare, ecco che, a poco a poco, la Val di Chienti comincia a pullulare di strani personaggi, tutti presi nella loro personalissima cerca: il Guerin Meschino, quella della propria identità; Giacomo Casanova di un posto a buon prezzo dove aspettare il mattino, visto che ha dimenticato la borsa con i soldi a Tolentino e sta calando la notte, e il freddo e la fame cominciano a farsi sentire; Morgante Manardo, che per qualcuno è un eroe e per qualcun altro un terribile bandito, dal canto suo, cerca solo qualche disgraziato da derubare...

È difficile inquadrare questo libro di Loredana Lipperini, perché sfugge a qualsiasi definizione: è saggio, romanzo, inchiesta. Dentro, oltre a un mucchio di storie che si perdono nella notte dei tempi e si intrecciano tra loro, ci sono anche il dramma di un terribile terremoto (quello del 1997) e lo scempio ambientale e sociale di un'autostrada (la Quadrilatero) che molti vogliono e molti altri no. E poi, un po' qua e un po' là, sale a galla la storia personale della giornalista e scrittrice: il padre morto soffocato nel sonno, la morte dell'amica Chiara Palazzoli, gli anni della doppia identità, le estati trascorse a Serravalle mangiando pane e ciauscolo e tagliatelle al cinghiale. La Lipperini sceglie di fare di questo libro, ricco che più ricco non si può, un esercizio di stile (forse leggermente esagerato) e allo stesso tempo un diario personale, in cui il confine tra analisi, psicoanalisi e autonalisi è ancora meno definito di quello che divide le mirabolanti Marche dalla lussureggiante Umbria.



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