Quoi? L’éternité

Quoi? L’éternité
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Nel terzo volume delle memorie familiari di Marguerite, Michel è ormai solo, sempre più amareggiato e deluso, ha pochi rapporti con i figli avuti da Bèrthe, è appena rimasto vedovo di Fernande che è morta partorendo al piccola Marguerite. La permanenza al villaggio lo annoia, il castello di famiglia racchiude memorie sgradevoli, il fagottino di pochi mesi che frigna affidato alle cure della servitù in una torre isolata per non turbare la Baronessa, non desta in lui alcun interesse. Mal tollera la servitù, è insofferente e radicale nei confronti del curato spesso ospite alla sua tavola di eretico, alterna passioni civili che lo inducono a cercare di migliorare i rapporti tra il villaggio e il Castello, a furori familiari, a passioni mondane quali quella per l’automobile (condivisa per breve tempo con suo figlio) e per le donne. Nonostante i suoi sforzi, però, finirà per lasciare una fievole impressione di sé. Nel corso degli anni, il generoso Michel dilapiderà la ragguardevole eredità ricevuta dall’orribile madre, la Castellana di Mont Noir nei suoi andirivieni tra Parigi, il Mont Noir, il Belgio e la Costa Azzurra. Tra il 1905 (anno di nascita della bambina, come Marguerite si definisce nel testo) e il 1917, vanno in scena gli ultimi spasmi vitali di un mondo che sta per tramontare: la borghesia che rincorre gli sfarzi della nobiltà più antica, quella dei Castelli, i pettegolezzi, le grettezze, ma anche gli ultimi grandi gesti di nobili disincantati ed idealisti come Michel, che svolazza divertito di capannello in capannello, e, immaginiamo, abbia in seguito messo a parte sua figlia dei pettegolezzi più salaci, delle storie più atroci, oltre che dei più imbarazzanti segreti della loro e di altre famiglie. Michel è un padre farfallone, due volte vedovo, che vivrà con la propria cugina Jeanne una lunghissima, tormentata passione a cui alternerà molteplici altri amori…

Jeanne, Michel e Egon sono i tre personaggi centrali di quest’ultima parte delle memorie familiari della Yourcenar, iniziate con Care memorie e Archivi del Nord. Nonostante Quoi? L’éternité sia incentrato sugli anni della sua formazione, vi si trovano poche tracce di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Yourcenar), che parla raramente di sé, e quando lo fa è in terza persona, per riferire sporadicamente di alcuni eventi come la scoperta della sua omosessualità, l’iniziazione sessuale in età prepubere ad opera di un familiare e pochi altri episodi. Marguerite è come polverizzata, sminuzzata nelle particelle che caricano di elettricità l’aria tra Jeanne e Michel, che saturano fino a renderla irrespirabile l’aria tra Jeanne e il tormentato marito Egon, (che ispirerà il personaggio di Alexis nell’opera omonima), il quale pur amandola moltissimo, le preferisce i propri amanti senza futuro; si può ricostruirla attraverso le vite degli altri, si può desumerla dalle personalità di coloro che l’hanno circondata e “formata”. La Yourcenar fa di sé, in questo romanzo a cui ha lavorato senza concluderlo fino al suo ultimo momento di lucidità, una sorta di catalizzatore, un elemento che avendo avuto la grande capacità di ricostruire le passioni altrui, preferisce assumere un ruolo passivo, riflessivo, trasformarsi nello specchio che ne restituisce intatte le rappresentazioni. Jeanne ha avuto un’enorme importanza nella vita dell’autrice, è stata l’amica con cui sua madre aveva scambiato la promessa di prendersi cura l’una dei figli dell’altra nel caso una delle due fosse venuta a mancare. La stessa Yourcenar l’ha definita spesso “la madre sognata”, ma la sua formazione non sarebbe stata completa senza l’immensa figura di Michel, il padre a cui deve la propria sterminata cultura, “l’erudizione senza falle” che ha fatto dell’inarrivabile autrice, nel 1980, la prima donna ammessa all’Académie francaise. La critica ha talvolta rimproverato alla narrazione, che si interrompe nel 1917-nel pieno di una guerra che oltre a spazzare via le vestigia del mondo arcaico di cui fanno parte, tocca direttamente i protagonisti, con Egon che va al fronte e Michel sessantenne disilluso e sospeso sull’orlo del cambiamento- il tono intimista, monologico, più da confessione fatta i propri lettori che da rigorosa autobiografia. Ritengo, tuttavia, che un lettore attento ed appassionato non possa che sentirsi onorato dal tono da conversazione davanti al caminetto che la narrazione assume. Infatti, nonostante non sia presente come personaggio protagonista, questa è forse l’opera in cui la Yourcenar più svela di sé e del fragile equilibrio che è riuscita a conquistarsi nel mondo, forse a causa delle condizioni di estrema fragilità in cui l’ha scritta.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER