Racconti dal Mississippi

Racconti dal Mississippi
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Mr. Howard Mc Lane, seduto sul treno col giornale in grembo, è visibilmente emozionato nel rivedere dopo dieci anni di assenza i luoghi che lo hanno visto bambino, nei pressi del Mississippi. Verdi colline, messi dorate, laghi freschi e brillanti deliziano il suo sguardo perso oltre il finestrino. Mc Lane è robusto, ha baffi e abbigliamento ben curati; si intuisce che è un uomo erudito, e anche discretamente ricco. Sua madre e suo fratello Grant lo aspettano alla fattoria, ma tutto l’entusiasmo sentito all’inizio dal giovane si smorza di fronte all’umiltà e alla tristezza della dimora: una piccola costruzione bianca, un granaio scolorito dalle travi cadenti, un’aia fangosa calpestata da alcune mucche. Suo fratello non sembra contento di vederlo, e Howard – sottrattosi anni addietro al lavoro dei campi per inseguire il sogno di fare l’attore – comincia a sentire un opprimente senso di colpa nei confronti della sua famiglia... Steve Council sta rientrando alla fattoria stanco e infreddolito dopo una lunga giornata passata dietro all’aratro. Un forestiero lo raggiunge, e con tono di preghiera gli chiede riparo per la notte: sua moglie, una ragazza minuta dall’aria scoraggiata, non sta molto bene e i suoi bambini hanno freddo e fame. Council e sua moglie sono persone di buon cuore e accettano subito di dividere il loro misero pasto – tè verde, latte, pane abbrustolito con fettine di melone in salamoia – con gli sconosciuti. Il povero Haskins, così si chiama l’uomo, racconta di essere scappato dal Kansas, dove le cavallette gli hanno divorato ogni cosa... La vecchia signora Ripley, raggrinzita e curva, infagottata nelle sue vesti sgraziate, ha preso la sua decisione: tornerà nello Stato di New York a trovare finalmente i suoi parenti, e ci rimarrà fino a Capodanno. Ethan Ripley, il marito, non crede alle sue orecchie. Gli toccherà rassettare e cucinare da solo per un bel po' di tempo, e poi: dove pensa di prendere sua moglie i soldi per il biglietto? Ma la donna è irremovibile: per ventitré anni ha nutrito Ethan e i suoi trebbiatori, fatto il burro, badato alle galline, munto le mucche, scavato le patate. E tutto senza prendersi mai un giorno di libertà...

Contrariamente alla letteratura dell’epoca, che soleva dare una connotazione romantica alla vita nelle fattorie, la prosa semplice e toccante di Hamlin Garland – considerato uno dei maggiori narratori della colonizzazione del Midwest americano, e vincitore del Pulitzer nel 1922 con A Daughter of the Middle Border – ci restituisce un ritratto del tutto diverso, nel quale gli instancabili protagonisti (uomini, donne e bambini) sono accomunati da un destino di fatica e miseria che non prevede alcuna possibilità di riscatto. Perfettamente consci della loro condizione, questi piccoli grandi eroi del quotidiano combattono dignitosamente contro speculazioni e carestia, contro tavole mai abbastanza imbandite e dimore fatiscenti, solidali tra loro e senza mai concedersi uno svago. Nessuno meglio di Garland avrebbe potuto dare voce alla loro condizione: nato nel Wisconsin, figlio di contadini, ha passato la sua giovinezza lavorando nei campi fino al 1884, quando si trasferisce a Boston per intraprendere la carriera di insegnante e scrittore. L’esordio avviene nel 1891 proprio con Racconti dal Mississippi (Six Mississippi Valley Stories), una raccolta di sei brevi racconti quasi autobiografici animati da sentimenti contrastanti e dolorosi: gli appunti che hanno dato vita all’opera infatti, sono stati annotati su un taccuino in un periodo piuttosto controverso per l’autore – come egli stesso ci spiega nella prefazione ‒ quando recandosi periodicamente dalla città in visita alla sua famiglia nell’Iowa, viene colto dal rammarico di non poter aiutare economicamente sua madre, sempre più malandata di salute ma ugualmente costretta a sopportare le fatiche della terra. Il ritorno, tema ricorrente in quasi tutti i racconti, accompagnato dal senso di colpa, è sempre vissuto come una sconfitta: da chi ha avuto il coraggio di abbandonare la terra per sognare un futuro meno duro, per esempio (ne Un racconto dal Wisconsin, il protagonista Howard Mc Lane è l’alter ego di Garland stesso), o semplicemente da chi si allontana solo per concedersi una boccata d’aria come ne Il viaggio della signora Ripley, alla fine del quale la simpatica protagonista è addirittura sollevata dal riprendere le sue fatiche a fianco del marito. Una menzione particolare va alle magistrali descrizioni del paesaggio sconfinato della prateria, colorata di verde e oro d’estate, ammantata di bianco nei mesi più freddi. Colori, suoni e odori che fanno quasi male al cuore: una bellezza che stride al cospetto della miserevole e solitaria condizione dei protagonisti, e che non riesce in nessun modo ad essere loro di consolazione.



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