Racconti del terrore

Un uomo ha un gatto nero di nome Plutone. Un giorno, accecato dalla rabbia, gli cava un occhio dall’orbita. Vivrà nel persistente rimorso, fin quando accecato dall’ira non ucciderà sua moglie, andando alla ricerca del gatto, che intanto scompare… In una città europea due amici, Montresor e Fortunato, rovinano il loro rapporto a causa di un insulto del secondo all’indirizzo del primo. La vendetta si consuma il giorno di Carnevale, con la richiesta del parere sull’autenticità di un vino… Il principe Prospero intende evitare il contagio della terribile pestilenza chiamata la Morte Rossa. Decide di chiudersi nel suo palazzo, dove allestisce un ballo mascherato, con sette stanze ognuna di un colore diverso… Un uomo è vittima di un naufragio durante il suo viaggio da Giava verso le isole della Sonda. Rimane con undici superstiti sulla nave, che però non naviga nel mare ma nelle tenebre, fin quando un’altra nave sopra un’onda gigantesca inghiotte l’uomo che fa in tempo a scrivere… Un prigioniero dell’Inquisizione spagnola è rinchiuso in una stanza buia delle carceri di Toledo. Riesce a scampare ad un primo rischio: la caduta in un posso di incalcolabile profondità. Si riprende, ma perde conoscenza. Si ritroverà su tavolo di legno, legato, con una lama a forma di pendolo che sta per squarciarli il petto, fino a quando…
Per qualcuno Poe è l’iniziatore del filone letterario dell’Horror: certamente rientra nel circuito più ampio della moda gotica della letteratura europea. Nel riproporre anche solo dieci dei racconti cosiddetti “del terrore”, la Newton & Compton restituisce al pubblico uno spicchio dell’universo Poe, notato sì dai suoi contemporanei, ma non  pienamente riconosciuto. La sua riscoperta si deve ai francesi, a quel Baudelaire che gli dedicò un saggio nel 1952, ma anche a quel Mallarmé traduttore dei poemi di Poe. Le atmosfere cupe, degna di un pittore di acqueforti o di chiaroscurali carboncini, la bizzarria di situazioni in cui si combina il quotidiano con l’irreale, la capacità di far avvertire le energie paranormali di case o palazzi infestati, sono i pregi più evidenti di queste pagine di letteratura che mostrano il loro particolare valore se confrontati con i tentativi di spaventare di certa fiction cinematografica. Apprezzabile tuttavia la trasposizione cinematografica di tre di questi racconti da parte di Roger Corman nel 1962 (“I racconti del Terrore”, con Vincent Price, Peter Lorre e Basil Rathbone, che fra l’altro fu l’Holmes di Conan Doyle per il grande schermo). Il ritmo narrativo è altalenante, frutto di una maestria che non fa mai addormentare, perché il terrore è uno scuotimento che nasce dal ribaltamento: il gatto divenuto orbo si vendica sul suo torturatore in modo quasi invisibile, comparendo all’improvviso; un ballo in maschera è l’occasione per ricordare che nessuna porta o nessuna finestra può fermare l’aria malefica della morte. Dov’è l’ironia in questi racconti? Non c’è da spaventarsi: basta leggere il finale de Il pozzo e il pendolo per godere di stanze che diventano romboidali e mani provvidenzialmente protese.

 

 

 

 
 
 
 
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