Racconti di frontiera

Racconti di frontiera
Quante vite contiene una frontiera, luogo quasi onirico ma al contempo punto nello spazio ben reale e preciso? La dogana terra di contrabbandieri, uomini decisi che non conoscono né buio, né freddo della notte o intemperie. Le dogane sono vita e storie dei finanzieri assegnati a quei luoghi sospesi. La dogana è luogo di speranza e viaggio. La dogana è terra aspra di montagna ma anche zona aperta e limpida da cui si vede il mare. Sacchi pieni di sigarette e il rumore degli spari, sentimenti forti come il sollievo per chi di là di quella linea non certo immaginaria trova la salvezza da fame e guerra. Poi c’è la vita di chi vede passare mille storie, con facce e nomi diversi ma quasi simili nel ricercar qualcosa, quel qualcosa che non ha mai posseduto. Gente che sa che al di là della frontiera tutto è possibile. C’è chi vive la frontiera come un luogo di lavoro, che ha in sé caratteristiche che ricordano una nave-scuola colma di vita. C’è chi invece ci è nato, in una zona di confine, e osserva le persone che sono spinte oltre, ma non ne capirà mai fino in fondo le motivazioni. Quelle stesse ragioni che spesso sono giudicate frivole come bagnarsi in un altro mare, o assaggiare qualcosa di prelibato e diverso o forse rivolgersi oltre, nella convinzione che da quella parte la scienza e la cura di certe malattie funzioni senz’altro meglio che da questa. Le dogane sono di solito posti da lupi, soprattutto d’inverno, luoghi dimenticati da Dio, spesso di difficile accesso e proprio per questo la vita sembra scorrere quasi al rallentatore, ma è solo un’impressione di un osservatore frettoloso. Qui ci sono dei momenti in cui tutto è veloce: sono sirene, e rumore ed estrema attenzione. Forse urla, o fischi come nel caso degli spalloni o suppliche di non rovinare famiglie intere, che i bambini sono ancora piccoli. Molte energie s’incontrano e scontrano in questi luoghi, in queste storie che sembrano non appartenere mai a nessuno e chi meglio di chi si trova in quei territori può di giorno in giorno conservarle…
Interessante l’idea di base avuta dall’editore di far scrivere a venticinque doganieri sparsi in tutta Italia le loro storie o i loro racconti, sempre utilizzando come tema il varco di una frontiera. Il risultato? Spesso un’idea non basta. Trattasi di racconti brevi e quindi poco sviluppati - purtroppo, per alcuni e grazie a Dio per altri - con grosse differenze d’interesse e di livello linguistico-narrativo. Una cosa da mettere in conto in una simile operazione editoriale - il volume è curato da Maurizio Centi e impreziosito da una splendida prefazione di Gino Ruozzi, professore di Letteratura italiana presso l’Università di Bologna – che coinvolge chi fa tutt’altra professione, certo, ma che rischia di minare la validità stessa dell’antologia. Quando si attenta all’interesse e l’attenzione del lettore fino a portarlo dritto dritto su di un pianeta chiamato noia si scherza con il fuoco. Perché non inserire meno autori mantenendo un livello più elevato, limitandosi a dare spazio a chi ha una parvenza di scrittura comprensibile o a chi formula un racconto convincente? Perché non far approfondire trama e personaggi a chi manifesta più talento? Si poteva perdere in quantità ma guadagnare in qualità, peccato. Va bene... prendiamolo così com’è, questo volume, segnalando però la lodevole iniziativa di devolvere ad Emergency 1 euro per ogni volume venduto.

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