Racconti di Juarez del Sud

Racconti di Juarez del Sud

Il Topo, l’ultimo figlio della Morgue, abita negli acquitrini sudici delle fogne di Juarez del Sud. Ha una coda lunga che scudiscia l’acqua insalubre e le mani palmate. Si spinge lungo le anse della Fogna Aretusa o sulle rive del Sarno o nelle caverne dell’Erebo. La notte è il suo tempo. Il patto che i Signori decaduti hanno fatto con la Morgue, il tributo che hanno dovuto pagare questi omuncoli non è durato a lungo... Il Gobbo, portavoce speciale dell’Apparato di Ricerca e Defenestrazione, insegna al nuovo esecutore, Subordinato di livello A del Centro per l’Impiego. Gli spiega gli effetti del nuovo farmaco in sperimentazione, lo Mnemo-1000, e gli parla della zona in trasparenza... Da piccoli, seduti sulle gambe del nonno, ascoltavano i suoi racconti, fenditure nel buio, epifanie dell’attimo e del ricordo, attraverso i quali insegnava loro ad educare l’intuizione. Poi il nonno morì e loro, che avevano più o meno quattordici anni, divennero Dioscuri del sogno... Non è stato il Compilatore (conosciuto anche come il Filantropo, o Jack lo squartatore, rinomato anche come il Randello della giustizia di Cockfoster’s Station) a scrivere il Nilo, e neppure il Fu, considerato dai più il suo Doppelgänger. Ma quando il signor Vanto de’ Ciechi, uno dei segretari del Compilatore, accoglie gli eredi della fortuna del Fu, conta i sedici architetti che avrebbero dovuto progettare la Torre Nord... Dopo che le ombre lo hanno catturato, pestato, imbavagliato e incappucciato, perde i sensi, risvegliandosi più tardi all’interno di un’imbarcazione. Gli appare di nuovo il simulacro della ninfa, che non ha il tempo di concludere la narrazione della storia... È una notte del 1988 e nella piccola stanza Vasyl affonda nel divano di pelle. Ma insieme a Zelda, la ninfa, si prepara al trapasso attraverso la finestra, attraverso l’Erebo nero di luce inversa... L’Apparato di Ricerca e Defenestrazione e la Torre Ovest hanno sguinzagliato i loro due emissari migliori per catturare Diego, il tassista, il ricercato... Corre l’anno 1988 e sull’isolotto al centro del Delta del Sarno, l’Anfizionia veglia su Judas, il condannato, il sacrificabile. Hristo Treblinka, l’infame, il boia, è stato convocato dall’Anfizionia come giudice. E Judas viene condannato alla defenestrazione... Dopo che la Morgue fu gettata nel vortice nero dell’Erebo, il Topo ha sacralizzato il “rito dell’abluzione”. E così Marianeve, la bambina, figlia del dott. Salieri e grande amore del Compilatore, effettua la lavanda del Topo... Havor Treblinka, figlio di Hristo, arriva a Juarez del Sud nel 1988. La missione affidatagli dall’Anfizionia è trovare e uccidere la priora...

Cominciamo subito con il dire che Juarez del Sud è un luogo che non esiste, frutto di invenzione narrativa. Non sprecate tempo a cercare sul web in quale angolo del globo si trovi. È una citta con edifici o strutture del tutto immaginari, come la Torre Ovest o la Torre Nord, l’Asilo dei figli di nessuno, la Fogna Aretusa, a cui si affiancano tuttavia elementi reali, come il fiume Sarno. La commistione di realtà e fantasia ha dato origine a questo luogo, teatro delle storie che strutturano il libro. Una città che definire lugubre è forse riduttivo, abitata da esseri spregevoli, dove il male regna incontrastato. Il male. Un “tema che ritorna sempre. Non il male contrapposto al bene, non in questo rapporto biunivoco. È piuttosto una sorta di costante annunciazione di qualcosa che sta per accadere. E che pur trovando forme talvolta mostruose, talvolta semplicemente argomentative (nel senso che si argomenta attorno all’idea del male), attraversa tutto il libro”. Queste le parole dell’autore durante la presentazione del suo lavoro presso la sede della Wojtek edizioni a Pomigliano d’Arco. Senza dubbio l’esordio narrativo di Luca Mignola è di altissimo livello, concretizzandosi in un libro in cui si fondono narrazione e meta- narrazione, con frequenti richiami alla mitologia, filosofia e letteratura. Durante la lettura l’effetto sklovskijano di straniamento è inevitabile, così come un senso di oppressione, e si è impegnati nella ricerca di un confine in cui inquadrare i racconti, di un senso da dare al tutto. Ma il pericolo di perdersi tra le pagine incombe. Di sicuro la lettura esige concentrazione e un livello elevato di cultura. È necessario rileggere molti passaggi e utili appaiono senza dubbio gli approfondimenti a parte. Quindi preparatevi a frequenti consultazioni in rete. Bisogna partire dal presupposto che nel libro “non c’è un messaggio univoco”, come precisa l’autore. Il lavoro di Luca Mignola rientra a pieno titolo nella mission di Wojtek, ossia pubblicare libri in grado di intercettare visioni dal presente, con i linguaggi più diversi, e guardare agli ambienti delle avanguardie letterarie. Non c’è che dire. Missione compiuta.



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