Racconti triestini

Racconti triestini

L’ingegner Taussig è un uomo dubbioso, non ha né moglie né figli e vive in via Brunner con un nipote problematico e una domestica slovena… In via Milano un’anziana musicista nota come “Frau Musika” dà lezioni di piano ai suoi giovani allievi, vivendo i suoi ultimi tormentati giorni... A Opicina abita la famiglia Salati: l’anziana madre esercita un controllo ossessivo e maniacale sul figlio quarantenne Telemaco, appassionato d’arte che ha una tresca con la vecchia governante Maria… Al Caffè Tommaseo c’è una bizzarra donna che sembra provenire da un’altra epoca: non ha mai rivolto la parola a nessuno, eppure tutti sono convinti che abbia alle spalle un passato da cantante lirica... Tra i chioschi del Borgo Teresiano si aggira una donna inquietante che vende blue jeans a clienti di Zagabria e Belgrado; il suo aspetto ricorda un quadro di Brueghel, Margherita la Pazza… Lena risiede in via Rismondo, ha un rapporto di simbiosi col figlio Michele ma ha rotto il legame col marito e destinato il giovane all’infelicità. Ernesto Vidovich, studente, decide di andare a scoprire a piazza Ponte Rosso il significato dell’asserzione di Heidegger secondo cui “cadiamo nel nulla, moriamo verso il nulla”. In via Belpoggio vive un ricco avvocato, che dà fondo a tutte le sue risorse per ritrovare il figlio scomparso, anche se con poca convinzione... Nella Città Vecia il giovane Chaim Vivante racconta la storia della liberazione, in attesa di essere anch’egli finalmente libero…

Già autore di Storie dell’Ottavo Distretto, Storia umana e inumana e L’orologio di Monaco (che ha ispirato l’omonimo film di Mauro Caputo), l’italo-ungherese Giorgio Pressburger con la raccolta Racconti triestini ci guida in un pellegrinaggio attraverso luoghi simbolici ed evocativi della più mitteleuropea delle città italiane. Trieste qui appare come una magica terra di frontiera, un luogo al confine fra realtà e immaginazione in cui si può incontrare l’umanità più varia. La città in questi racconti, a essere sinceri, è la grande assente, anche se si tenta di narrarla e di farla vivere attraverso le storie dei protagonisti. Tutti i personaggi hanno velleità artistiche: dal pittore dilettante all’avvocato che scrive romanzi erotici fino a una presunta cantante lirica, l’arte è snodo universale delle loro esistenze. L’atmosfera è di un’inquietudine soverchiante. A dominare la narrazione c’è il rapporto opprimente dell’uomo con dio e con la fede, ma ci sono anche la morte che fa sentire il suo ansito e il dubbio che tarla l’animo. Davanti a uno scrittore di tale caratura non si può certo dire che le storie siano scritte male: sono semplicemente senza mordente, quasi indolenti, poco accattivanti. Solo negli ultimi frammenti l’autore si riscatta e riesce a suscitare una tensione quasi paragonabile a quella di alcuni racconti di Kafka. Il cupo, assoluto e a tratti deprimente moralismo religioso presente nelle storie è qualcosa di cui si farebbe volentieri a meno. Nel complesso, i Racconti triestini paiono un’opera riuscita a metà.

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