Racconto dalla spiaggia del tempo

Racconto dalla spiaggia del tempo

Dopo venticinque anni di spedizioni lo scrittore e viaggiatore svedese Henning Mankell si rende conto di una cosa che, una volta scoperta, è sconcertatamente ovvia: tutti gli uomini sono imparentati tra loro, nessuna differenza di razza o colore della pelle potrà mai negare questo fatto. Apparteniamo alla stessa famiglia, quella umana. Nella primavera del 1955 il piccolo Henning, di circa sei sette anni, gioca sulla riva del fiume Ljusnan, immagina che sia il fiume Congo e i tronchi che ci galleggiano per raggiungere il mare siano tanti coccodrilli. Solo diciassette anni dopo riesce a andare in Africa. Quando scende dall’aereo, dopo un lungo e sfibrante viaggio, trova il caldo e il silenzio, un silenzio che, in Africa, è presente anche nel rumore delle cose quotidiane. La prima cosa che vede diventa un inscindibile ricordo, per sempre l’Africa è un uomo nero che sorride. Il secondo ricordo è un avvoltoio ancora vivo che si dibatte, appeso a un albero, a testa in giù e dei bambini che lo prendono a bastonate. La libertà è liberare un ricordo, liberare i propri sogni. Quando alla fine la libertà arrivò in Africa prese la forma di guerriglieri, mentre gli europei arrivati per mandato divino o armati di feroce disprezzo, sparivano al di là del mare, gli africani riconquistarono la libertà di pensare con la propria testa, si aprì una strada nuova…

Racconto dalla spiaggia del tempo esce postumo, poco più di duecento pagine in cui Henning Mankell rende pubblico il suo grande amore per l’Africa (ha vissuto fra la Svezia e il Mozambico). Lo scrittore svedese è celebre come autore del personaggio di Kurt Wallander, commissario della polizia di Ystad, che ha ispirato una serie televisiva poliziesca per ben tre stagioni trasmesse in Italia dal 2009 al 2014. Questo libro più che un romanzo è una sorta di reportage surreale in cui le emozioni, i pensieri raccolti in un taccuino nei suoi innumerevoli viaggi prendono vita in personaggi fiabeschi che si passano la parola in una sorta di staffetta narrativa cucita insieme dal suo racconto in prima persona. Lo stile ha il sapore, l’odore e i colori della narrativa africana, si mescolano fatti storici e leggende mitologiche, pensieri e sogni, poesia e cronaca. Una lunga riflessione sul mistero della vita, sul potere distruttivo del colonialismo, sulla mancanza di rispetto di alcuni missionari verso gli “spiriti africani”, sulla dignità della povertà e il “puzzo” della ricchezza. Mankell amava profondamente il popolo africano: semplice, senza ambizioni, che onora la vita e non teme la morte. Una terra immensa, sfruttata e violata senza alcun ritegno, un popolo che cerca altrove la propria dignità e viene respinto senza alcun rimorso. Ogni giorno.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER