Radio libera Albemuth

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Anni ’50, Berkeley. Philip K. Dick, che ha appena lasciato il suo lavoro da commesso in libreria per diventare uno scrittore di fantascienza a tempo pieno, e Nicholas Brady, che lavora nel negozio di dischi University Music e ha una cotta per la moglie del suo capo, diventano grandi amici. In quel periodo Berkeley è una città in fermento, piena di rabbia ed energia. L’università è politicizzata al massimo, tutti discutono o litigano dalla mattina alla sera, è come vivere “un sogno separato dal resto dell’America, un sogno destinato ben presto a infrangersi”. Per chi non si adegua alla “moda rivoluzionaria” è un incubo: è deriso, guardato con disprezzo, emarginato. Un po’ succede anche a Nicholas, che per giunta è molto frustrato per problemi suoi personali: sul lavoro si sente “una via di mezzo tra un commesso ed un facchino”, anche se in sostanza dirige il negozio; il suo matrimonio con Rachel – studentessa pasionaria che parla di politica tutto il giorno ed è segretamente innamorata di un suo compagno di corso che capeggia il gruppo giovanile del Partito dei Lavoratori Socialisti – sembra in crisi sin dall’inizio; l’FBI gli sta addosso (siamo in pieno maccartismo) e vuole che lui e sua moglie diventino informatori a pagamento; e infine ha da poco iniziato ad avere delle esperienze paranormali, visioni, ha l’impressione di essere spiato – e ogni tanto visitato – da una misteriosa entità. Ne parla con Philip, facendo finta di aver avuto un’idea per un racconto di fantascienza, per avere la sua opinione: crede che l’entità sia sé stesso nel futuro, crede che voglia avvertirlo di qualcosa o guidarlo ma lo scrittore smonta questa “trama” definendola banale e inconsistente. Nicholas allora cerca di trovare un altro significato nelle visioni, che aumentano sempre più di numero e intensità. Intanto gli Stati Uniti vedono l’ascesa irrefrenabile del senatore della California Ferris F. Fremont, spuntato nel 1952 da Orange County, una zona così reazionaria che a quelli di Berkeley sembra “una terra di fantasmi, fatta delle nebbie dell’incubo più orrendo”. Fremont è “uno zotico inesperto dall’aria triste, con le guance paffute, le sopracciglia folte e i capelli neri impomatati”. È riuscito a farsi eleggere al Senato diffamando la sua rivale democratica, alludendo a una sua presunta omosessualità, e una volta a Washington ha fatto di tutto per entrare in una commissione d’indagine sulle attività antiamericane. La sua ossessione si chiama Aramcheck: secondo Fremont – che afferma di averne sentito parlare da un agente del Politburo smascherato dall’FBI e “messo alle strette” – si tratta di un’organizzazione segreta che si sta impadronendo degli Stati uniti per trasformarli in un regime comunista…

Scritto nel 1976 con il titolo di Valisystem A, subito ripensato radicalmente dall’autore e riscritto totalmente con un nuovo titolo (Valis), il romanzo che noi conosciamo come Radio libera Albemuth è rimasto in un cassetto per anni, fino alla pubblicazione postuma del 1985, tre anni dopo la morte di Philip K. Dick. È un libro notevole e interessante per più di un motivo. Come si sa, nell’ultimo periodo della sua vita Dick attraversò una fase tormentosa che possiamo definire di “crisi mistica”: visioni inspiegabili, la convinzione incrollabile di vivere dentro un’illusione costruita da poteri oscuri e malevoli, tutto raccontato in un diario di decine di migliaia di pagine. Patologia mentale? Abuso di droghe e farmaci? Reali percezioni extrasensoriali? Miracolo? Non è importante stabilirlo in questa sede: fatto sta che Dick era convinto di essere in contatto con un’entità divina – Valis, appunto – che cercava di “salvarlo” dalla Matrix in cui era prigioniero. Questo doveva essere il romanzo in cui iniziare a raccontare questa storia, questo momento di vita, questa sofferenza, questa epifania. Ma Dick è ancora, profondamente, uno scrittore di fantascienza e dunque inserisce il suo messaggio in un plot vero e proprio, una distopia paranoide delle sue, molto gradevole da leggere anche in modo superficiale – anzi forse ancor di più. Guerra fredda spaziale, cospirazioni, segreti, maccartismo, contestazione giovanile, musica folk di protesta, impero romano, paranormale e cristianesimo delle origini: Radio libera Albemuth (quest’ultimo è il nome della stella natìa dell’umanità, l’Eden dal quale siamo stati scacciati) prende questi ingredienti e li mescola in una miscela originale e fascinosa, ma che evidentemente a Dick parve troppo pop, troppo legata a cliché narrativi passati, se sentì il bisogno di scartare il libro e sostituirlo con la Trilogia di Valis. A noi invece pare quasi più riuscito questo primo tentativo, con i protagonisti che sono l’evidente personificazione di due aspetti assai differenti della personalità di Dick: la parte visionaria, paranoide, mistica e quella razionale, scientifica, “normale” e che quindi sono un unico protagonista, l’autore stesso. Dal libro recentemente è stato tratto un film scritto, diretto e prodotto da John Alan Simon e interpretato da Jonathan Scarfe, Shea Whigham e Alanis Morissette, presentato al Sedona Film Festival 2010.



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