Ragazze in vendita

Ragazze in vendita

Chiara Costanza è un magistrato da poco in servizio alla Procura di Roma dopo un importante trascorso in Sicilia. Il 13 di agosto del 2013 le tocca un turno pesante, tale anche per l’assenza in blocco della segreteria oltre che per la montagna di fascicoli lasciati sulle scrivanie. Dopo una pausa di lavoro, imposta da quella immane fatica, Chiara è raggiunta dallo sfogo di un carabiniere che commenta, sgomento, una vicenda giudiziaria. Ed è così che, dopo aver invitato il militare ad accomodarsi e a riprendere fiato, finalmente può apprendere l’accaduto e i suoi inevitabili risvolti. Proprio la mattina di quel giorno, una donna si era presentata in caserma con la ferma intenzione di sporgere denuncia contro la figlia quindicenne. Secondo la madre da qualche mese la figlia è cambiata profondamente: parolacce, violenza verbale che sfocia, dopo l’ennesimo litigio in famiglia, con un’aggressione fisica nei confronti della stessa madre. Prende così avvio un’indagine dagli sviluppi inquietanti con pedinamenti e intercettazioni, che s’inoltra nei quartieri “bene” della capitale, che alla fine scopre un giro di prostituzione di minorenni. Ed è così che Chiara, rivive i fantasmi del suo passato, alla ricerca di un invisibile filo conduttore…

 

 

A volte la forza dei fatti di cronaca, restituiti in tutta la loro crudele nudità seppur nella veste del romanzo, prende il soppravvento su qualsiasi aspettativa stilistica che accompagna la lettura di qualsiasi storia. Ragazze in vendita di Cristiana Macchiusi, sostituto procuratore a Roma, rientra in questa categoria di opere di narrativa, gettando un faro implacabile su fatti giudiziari abbastanza recenti, che l’hanno vista diretta protagonista, avendo curato vicende di reato legate alla prostituzione. Un romanzo-inchiesta che lascia spiazzati per come fotografa il sorgere della devianza dalla totale assenza di orizzonti esistenziali che riguarda non solo le vittime del sistema della prostituzione d’alto bordo, le lolite disumanizzate protagoniste di gesta erotiche assolutamente asservite al disvalore consumistico, ma anche e forse soprattutto l’inevitabile elemento complementare degli “utilizzatori finali”, loschi figuri che si nascondono nell’anonimato dell’insospettabilità degli impiegati statali, preoccupati di come arrotondare lo stipendio. Un quadro aspro, una fonte documentaria neanche tanto romanzata (che si concede solo una sortita intimistica nel clima degli anni di piombo) per quanti intendano guardare dentro l’abisso della vuotezza contemporanea che assume le fattezze delle bamboline foderate di plastica.



 

 

 

 
 
 
 

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