Ragazzi di belle speranze

Raymond Bonnefous attraversa di corsa la Gare d’Orsay, stazione animata da viaggiatori, bagagli, pacchi e facchini, e si conquista a fatica un posto a sedere. È il 31 dicembre e anche in treno si brinda, con lo champagne tiepido nei gavettini, al nuovo anno e alla “nuova era”. Raymond invece sente ancora vivi i legami della “vecchia era” che non lo vuole lasciare, può ancora rivedere il profilo confortante di campagne e sentieri famigliari e quello angosciante dei labirinti che ancora lo ossessionano. Soprattutto può rivedere il giorno di un altro viaggio in treno, quello in cui tutto era cominciato, nel luglio del 1915, quando era partito come medico ausiliario verso il fronte francese, allo scadere del primo anno della Prima Guerra mondiale. I ricordi di Raymond si colorano soprattutto dell’amicizia con Morin e Declerq, uno borghese e inquieto, l’altro energico e mondano. Insieme a loro condivideva i turni a raccogliere i morti e i feriti, la vita di trincea ma anche la spensieratezza, tenace e insensata, del tempo libero, delle passeggiate a cavallo, delle licenze e delle ragazze. A cambiare di nuovo gli equilibri arriva Zouzou, animalista e poetessa, ben lontana dai sogni di matrimonio delle sue coetanee, e nuovo punto di riferimento in un mondo sempre più precario…
Nathalie Bauer, traduttrice di primo livello (ha portato in francese autori come Natalia Ginzburg e Primo Levi) e narratrice alla sua terza prova (ma questa è la prima ad arrivare in Italia), ci consegna qui un romanzo di formazione in cui troviamo l’amore, l’amicizia e la guerra; insomma tutto quello che serve per fare un romanzo di formazione per eccellenza. Nato dalla riscoperta delle memorie del nonno, Ragazzi di belle speranze unisce la realtà storica alla finzione narrativa, una fusione quasi perfetta bisogna dire, resa ancora più efficace e credibile dall’apparato iconografico di foto e riproduzioni di lettere che accompagna il romanzo. Non foto d’archivio, ben intesi, ma la raccolta di foto del soldato/involontario personaggio Raymond, “… le foto sono state fatte da mio nonno con la Vest Pocket Autographic Kodak che ha comprato a Bruay nel settembre del 1915, com’è scritto nel romanzo…”. Un lavoro di incastro dunque tra il tentativo di recupero della biografia e della memoria famigliare e quello di creare un grande e sempre attendibile l’affresco della Grande guerra. Scritto in prima persona con una prosa quasi diaristica, Ragazzi di belle speranze potrebbe sembrare a tutti gli effetti scritto all’indomani della Grande guerra rafforzando un insieme di elementi che contribuiscono a creare un certo effetto di dejà vu. Una prova ambiziosa questa della Bauer, ma per fortuna riuscita. Un romanzo storico atipico e per questo anche tra i più interessanti degli ultimi anni.

Leggi l'intervista a Nathalie Bauer

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