Ragazzo di zucchero

Ragazzo di zucchero
Il ragazzo di zucchero non è soltanto Denny, edulcorato dall’appiccicaticcia sensazione vinilica di quegli annacquati granelli glucidici, incollato all’amore di una madre che pian piano lascia sciogliere la vita tra le sue mani. Il ragazzo di zucchero è anche Kevin, adolescente che gioca a resuscitare gli animali, portatore dei segreti d’amore di un padre “ribaltatore di mucche”; è anche Teho, disincantato eroe innamorato che si ritrova seduto sopra agli archi dorati della grande M dell’insegna di un McDonald’s per convincere una vecchia zia a non compiere l’estremo gesto;  è anche Hopi, un ragazzino figlio di attivisti politici follemente innamorato di uno dei pazienti della madre, il Signor Bolle. Ragazzi di zucchero sono anche coppie come Andrew e Jared, uniti dall’amore del loro figlio adottato, Toby e dall’estremo tentativo di recuperare la figura di un padre, o come Owen e Arthur, ormai non più giovanissimi, ma ancora in grado di sperimentare follie romantiche come un nudo bagno notturno nelle gelide acque dell’oceano Atlantico; ma anche indissolubili triangoli come Peter, Stephen e Veronica o Nick, Cecily e Ignacio le cui vicende fanno da eco all’intrinseca necessità di evadere dalla stretta realtà di Lynn, una piccola cittadina del Massachusetts, dove, dirà Danny: “la cosa più vicina che avevamo ad uno spazio aperto era il parcheggio del centro commerciale”…
Effettivamente se andiamo a ricercare su Google Earth “Lynn” e facciamo attenzione ad individuare quella del Massachusetts, ci troviamo di fronte a geometrie tutt’altro che simmetriche. Tutti quegli stereotipi che vogliono le realtà provinciali americane come un susseguirsi di piccole villette con giardino raso e 4x4 parcheggiata nel vialetto d’ingresso a Lynn sembrano dissolversi; è vero che le strade principali sono parallele, ma gli edifici non sono poi così piccoli e bassi, i tetti sono quasi tutti neri e piatti e ci colpiscono i tanti ampi piazzali di parcheggio (così come Danny c’aveva preannunciato). E’ in questa cornice che nascono gli undici, bellissimi, racconti di Harwey. Non si possono usare mezzi termini per definire questa straordinaria raccolta. Intensità, originalità e crescendo di emozioni la fanno da padroni. Sembra quasi di incontrare personaggi Carveriani ringiovaniti, dotati , come sempre, di densa quotidianità, ma con quel più di delicatezza, profondità e sfumature di genialità. Harwey ha saputo trattare il tema dell’omosessualità così com’è e così come andrebbe trattato, come uno stato di normalità, dove è l’amore il nodo centrale del discorso. Al di là dell’abuso retorico che spesso si fa del termine, in questi racconti ne assaporiamo tutta la purezza: la dolcezza materna di una coppia di padri, il trasporto incondizionato e puro nei confronti dell’amato, l’intensa partecipazione al suo destino, l’abbattimento di qualsiasi barriera, compresa quella della malattia. Uscito per la prima volta in Italia nel 2005, Ragazzo di zucchero (che nel 2001 aveva vinto il prestigioso premio per la letteratura gay “Violet Quill Award”)  mira con questa seconda edizione (arricchita di due nuovi racconti) a ripetere il successo ottenuto cinque anni fa. L’auspicio è anzi che lo si possa accrescere sempre più, perché proprio a libri come questo, affidiamo il compito di liberarci, una volta per tutte, dalle fauci di una dilagante, sacra ottusità.

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER