Raggiungere Catanzaro non è facile

Raggiungere Catanzaro non è facile
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Sul finire degli anni Cinquanta, quando alla radio trionfa Volare, Anna è una bambina vivace e intelligente. Vive a Sant’Andrea Apostolo, uno sparuto paesino a cinquanta chilometri da Catanzaro. Trascorre i suoi pomeriggi dalla nonna allettata, tra una marachella e l’altra col cugino Vincenzo; un giorno, nel cadere dalle scale, schiaccia e “uccide” una gallina (e si becca pure una sberla!): “E mò nà mangiamu” e adesso ce la mangiamo, le dice, ferma, sua madre. Alle elementari, la bacchetta della maestra è per lei una vera minaccia, come le sbarre d’una prigione in cui è costretta a stare ferma, quasi pietrificata. Ma più che le botte, sono le parole e le umiliazioni della maestra Stillo (nonché la reazione solo tardiva della madre) a ferirla. Eppure, Anna le lascia scorrere e se ne frega, anche quando la stessa Stillo tenta di farle terra bruciata intorno. Anna, infatti, ha i suoi interessi: i suoi libri, la sua radio (quell’appuntamento fisso, ogni sabato, con Bandiera Gialla), la sua curiosità. “Mi cunti?” chiede spesso alla nonna: e ascolta quella storia come fosse sempre nuova, sta a guardare i fotogrammi in bianco e nero della vita della nonna, dal suo primo marito fino all’incontro con suo nonno, Giuseppe Frustaci. Crescendo, però, Anna impara che la vita non è fatta solo di colori belli, del blu e del verde della sua piccola Calabria: impara che qualcosa si può rompere, che una vita può finire e lasciare tutto grigio intorno. Comprende che c’è tutto un mondo da scoprire, appena oltre Sant’Andrea…

Ricostruendo ‒ e ricordando con amore ‒ quella sparuta punta d’Italia, che allora non era poi tanto Italia “vera”, la Mongiardo ritesse le file quasi d’un libro Cuore al femminile, racconta la storia d’una bambina forte, che si ribella ma senza mai lasciarsi piegare e piagare dagli errori, dalle ingiustizie d’un mondo fatto di grandi. Tutto è stantio a Sant’Andrea: lo spazio è a metà paralitico (proprio come il padre di Teresa), e il tempo è, monotonamente, scandito dai rintocchi del campanile e dalle sveglie della nonna. Tutto è rassegnazione, e la rassegnazione ha il viso canuto, proprio come questi anziani che incarnano appieno il volto stanco del loro paese. Anna, invece, è brio e frizzantezza, è il guizzo che, nel nascere dall’antico, rigenera. Anna è un po’ come quel dialetto che, insinuandosi di tanto in tanto nelle maglie del testo, le colora e le rinvigorisce: che rivitalizza la lingua e la vita. Anna è il fuoco che guizza appena sotto la fiamma del focolare; perché dei piccoli schizzi di vita, alla fine, arrivano anche lì (anche in un paesino dimenticato) dal grande mare d’Italia: la radio, la televisione, l’Ape Piaggio, la moka… interrompono il silenzio e il buio d’un paese che si nutre di pettegolezzi, e che, se dimenticato, si rassegna. Si ferma. Anna invece avanza, perché se è pur vero che Raggiungere Catanzaro non è facile, ciò che conta è che sia comunque possibile!



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