Ragione e pentimento

Ragione e pentimento
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Mi chiamo Francesca e, sì, sono sopravvissuta al tradimento di mio marito. L’ho beccato proprio mano nella mano con Michela, la classica bellona da cinema. In pieno. Ma sono sopravvissuta. Capita. Io sono Stefano e sì, sono un traditore. No, non di quelli incalliti e recidivi. Michela è stata solo una svista. Lo sapeva che non avrei mai lasciato mia moglie. Mi chiedo cosa pensi mia figlia Carolina. È così piccola, eppure non le sfugge mai niente. Io sono Carolina. Mamma e papà combinano sempre casini, ma lo so che si vogliono bene. Certo, la mamma a volte è troppo precisa e ficca il naso proprio dove non dovrebbe. Per esempio nei calzoni di papà. Ma tanto lo sappiamo entrambe che non l’avrebbe rifatto. Ah, parlano tanto di Romania. Ho fatto una ricerca a scuola, questa Romania mi incuriosiva. Mamma non mi è sembrata tanto contenta. Sarà… ma a quanto pare ne sentirò parlare spesso…
Tre punti di vista. Francesca è la moglie tradita. Nessuna scenata e tanta diplomazia. Perché forse si può sopravvivere al tradimento. Stefano, il traditore. Ma non di quelli cattivi, anzi, è pure simpatico. L’ha fatto una volta ma, lo giura, non lo farà più. Carolina, frutto dell’amore di Francesca e Stefano. Osservatrice furba e intelligente. Insomma, l’unica persona oggettiva quando tutto sembra dirigersi pericolosamente fuori dalle righe. Sandrà Faè in Ragione e pentimento ci presenta una famiglia come tante, segnata da un tradimento coniugale che sin dalle prime righe passa in secondo piano, senza sconvolgere particolarmente le vite dei protagonisti. Francesca ha fatto presto a risalire dalle ceneri (forse fin troppo?); Stefano ha subito ammesso il suo errore e, come Lassie, è tornato fedele sui suoi passi. Tutti vissero felici e contenti. Eh no. I colpi di scena non sono finiti e la Faè ce ne fa vedere delle belle. Ci divertiamo a passare dal punto di vista e dal pensiero di Francesca a quello di Stefano, prova tangibile dell’ormai nota legge “gli uomini vengono da Marte le donne da Venere”. Ci dimostrano come sia facile cadere nel fraintendimento, di quanto sia sottile e sensibile il confine tra realtà e interpretazione. Perché un confine in fondo non c’è. E lo sappiamo tutti. E ci sguazziamo.

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