Rallegrati di queste cose al crepuscolo

Rallegrati di queste cose al crepuscolo
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New York, 2001. Artie Rubin disegna e scrive libri illustrati di gran pregio. Vive insieme a sua moglie Johanna, agente di Borsa, la sua vita da agiato borghese in una Manhattan bianca ed ebrea che ricorda il sapore dolceamaro dei primi film di Woody Allen. Il suo ultimo lavoro consiste nel raccontare le vicissitudini di Odino e delle altre divinità norrene seguendo il poema epico Edda. Tra una passeggiata col cane Muggs sull’Ottantunesima Strada e una capatina dal rabbino, il vecchio Artie non può prevedere che il suo mondo di certezze sta cedendo inesorabimente: la moglie ipertesa incorrerà in un attacco cardiaco, la figlia Leslie comunicherà ai genitori di essere in dolce attesa e sul calendario non manca molto all’11 settembre. In un batter d’occhio la caduta delle Twin Towers e la confusione per i numerosi accadimenti inattesi porteranno Artie a un ripensamento critico di tutta la sua vita che coinvolgera l’intera città di New York, l’America ed il cosiddetto Occidente. "I giorni del pentimento" (questo il titolo orginiale del romanzo) saranno in parte mitigati dalle preghiere e dai riti ebraici, o dalla concentrazione sul lavoro e sulla poesia delle storie di Odino, che invita il vecchio illustratore a cogliere la bellezza del momento, come: “un altro giorno vissuto, / l’amore dell’amata, / una torcia che brucia, / ghiaccio attraversato, / stivali asciutti, / birra bevuta”...
Un libro quasi ignorato dai lettori e dalle classifiche di vendita che fa scoprire invece un grande scrittore, abile come pochi a narrare - senza cadere nel patetico o nel lezioso - il dolore e la tristezza più profondi. Come il più sorprendente Safran Foer, ma senza l’ausilio di troppe sperimentazioni, Nissenson riesce a far coesistere in poco più di duecento pagine un inno all’amore tra over 60 ricco di tenerezza e di desiderio (crudissime e stupende le descrizioni degli amplessi della coppia), la descrizione del lavoro artigianale dell’artista che si scontra giorno per giorno con la difficoltà di tradurre in immagini il mito, e per finire la grande catastrofe dell’attacco alla grande mela da parte dei terroristi. In più in tutta la vicenda si respira quell’umorismo caustico dei grandi narratori ebrei nordamericani, geniali nel prendersi in giro e nel tratteggiare personaggi memorabili. La paura del protagonista per un futuro incerto senza legami familiari è il preludio a quello che oggi proviamo in questo periodo di crisi, probabilmente iniziato con la caduta dei simboli del capitalismo occidentale. Una storia che ci coinvolge in prima persona, ci fa piangere e ridere, ci trascina nel ricordo e ci arricchisce come quando guardiamo un capolavoro.

 

 

 

 
 
 
 
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