Rasputin

Rasputin

Il 19 dicembre 1916, sul far del mattino, nell’acqua gelida del canale Malaja Nevka, a Pietrogrado, affiora un cadavere. Ha le mani legate ma tese verso l’alto, mani che sembrano maledire il cielo e la città. Ha tentato di liberarsi, quindi è stato gettato ancora vivo nel canale. Eppure è stato prima avvelenato e ha due fori di proiettile all’addome e alla nuca. La voce si sparge e la popolazione accorre a frotte cominciando ad attingere secchi d’acqua dal punto in cui il cadavere è affiorato per acquisirne la forza magica: l’uomo con le mani legate verso il cielo è Rasputin, il “Santo Diavolo”, il consigliere oscuro della famiglia Imperiale. Grigorij Efimoviç Rasputin è un personaggio di immensa notorietà, è adorato dai regnanti, odiato e temuto dalla corte, santificato dalle sue adepte con le quali, si dice, abbia sfrenati rapporti sessuali, criticato da molti per i suoi eccessi e le sue ubriachezze, magnificato da chi dice sia un profeta. Ma chi è questo “Santo Diavolo”? Contadino e mistico siberiano semianalfabeta, era arrivato a Pietroburgo a Palazzo del Granduca Petr Nikolaeviç, ammalato, grazie alla sua fama di guaritore e all’intercessione del Vescovo Feofan. Da lì al Palazzo Imperiale il passo era stato breve: c’era un malato più importante ad aver bisogno delle sue cure, Aleksej Nikolaeviç Romanov, l’erede dello Zar. Il piccolo soffriva di una grave forma di emofilia. Che dire dello Zar? Davvero la vita del bambino lo aveva indotto a chiudere gli occhi su tutte le nefandezze del siberiano? Ad accettare in silenzio che il prestigio della dinastia fosse distrutto nella volontà di proteggere il figlio infermo che solo il contadino sapeva curare? L’ultima profezia di Rasputin era stata “Finché sono vivo io, la dinastia è viva”. Nel fatidico 1918 la famiglia imperiale passò da Pokrovskoe, accanto alla casa di Rasputin, per andare negli Urali a morire. Ma chi era davvero Rasputin?

Rasputin è uno dei miti più popolari della cultura di massa del XX secolo e alla sua figura sono dedicate decine di film, documentari e pubblicazioni, compare perfino come dèmone-stregone nel cartoon della Fox Anastasia del 1997. L’ambiguità del personaggio si è prestata sia in vita che dopo alle più disparate strumentalizzazioni. Colpevole della caduta della dinastia secondo i nobili, simbolo della corruzione del potere secondo i rivoluzionari che, seppur contrari ad ogni superstizione, si premurarono di riesumarne il cadavere ed incenerirlo, non si sa mai. Dopo una lunga serie di biografie, alcune tese ad alimentare il mistero, altre a tacciare tutto come “dicerie e ciarpame”, grazie a un immenso lavoro di acquisizione di documenti dei quali sono riportati ampi stralci, Radzinskij riesce finalmente a chiarire molti interrogativi. Ma oltre ai verbali di polizia, corrispondenza, diari ed archivi, è interessantissimo capire l’ambito culturale in cui si alimenta la figura di Rasputin, un cristianesimo siberiano in cui le preghiere ai santi si mescolano ai riti sciamanici, il suo essere un abile ipnotista, i rapporti con il medico tibetano Badmaev. Figure di “flagellanti”, “folli di Cristo”, monaci veggenti e guaritori non erano affatto fenomeni unici nella siberia di allora. L’unicità di Rasputin sta nel suo essere arrivato a corte alla vigilia di uno dei più grandi stravolgimenti della Storia.



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