Ratti

Ratti
Avete mai pensato che i ratti potessero essere oggetto di studio al fine di comprendere meglio la struttura e il volto di una città? Il giornalista del New York Times Robert Sullivan ha passato quattro stagioni in un puzzolente vicolo della Grande Mela con il solo scopo di osservare e conoscere quanto più approfonditamente possibile i ratti, non piccoli topi di campagna dalla codina sottile e più simili a criceti che ad altro, ma temibili roditori marroni di una lunghezza media di 50 cm (coda compresa…) e dal peso che oscilla tra uno e due chili. Esseri sgradevoli, brutti, veri e propri ‘ascensori per le malattie’: basti pensare che nel secolo scorso dieci milioni di persone sono passate a miglior vita proprio a causa dei germi e batteri veicolati dai ratti. New York è piena zeppa di ratti e anche quando non li vediamo loro corrono rasente i muri e i marciapiedi, indaffaratissimi a rosicchiare qualsiasi cosa gli passi sotto il naso, intenti a rovistare con il muso nei sacchetti del pattume che i ristoranti ed i locali riversano quotidianamente fuori dalle loro mura, presi a scavare come dannati per costruire il loro nido. La via che Sullivan sceglie come prototipo perfetto di habitat in cui i ratti possono proliferare e godersi le loro giornate è Edens Alley, una scorciatoia tra Fulton e Gold Street, un punto equidistante dal porto di NY, da Wall Street, City Hall e a soli cinque isolati da Broadway. Studiare ed annotare i comportamenti tipici e le abitudini di questi esseri indesiderati aiuta a farsi un’idea molto più precisa dell’habitat in cui sono soliti prosperare e conoscere l’habitat permette di delineare un profilo più accurato della città...
Ratti e uomini hanno sempre abitato fianco a fianco, le campagne di derattizzazione – che sono una vera e propria crociata collettiva contro i ratti – sono sempre più specifiche e studiate, eppure spesso inefficaci, dal momento che il ratto si rafforza sempre di più diventando immune a quasi tutti i veleni ed essendo in grado di sviluppare un’intelligenza comportamentale che gli permette di sopravvivere sempre più a lungo eludendo le trappole che l’uomo inventa per sbarazzarsene. Considerando però che le abitudini alimentari dei newyorchesi sono poco salutari e poco dedite al consumo di cibi quali frutta e verdura – alimenti che i ratti rifiutano totalmente preferendo maccheroni e formaggio – si capirà come il simpatico animaletto trovi pane per i suoi denti nell’ingente quantità di spazzatura prodotta ogni santo giorno. Se a questo aggiungiamo il fatto che, proprio come gli uomini, i ratti si dedicano assai piacevolmente all’esercizio delle pratiche sessuali sfornando dai 12 ai 50 piccoli per volta, capiremo come sia quasi impossibile pensare di debellare questa piaga sociale. Il viaggio di Sullivan in una città squassata dal crollo delle Torri Gemelle e dall’invasione dei topi è a metà tra un’indagine sociale, un saggio zoologico e un pamphlet di satira tipicamente moderno volto alla critica di un paese sommerso da scarti, esalazioni tossiche e sporcizia e un essay che scava nella storia fino alla fondazione della città di New York mettendo a confronto la vita dell’uomo con quella del ratto per comprendere come le differenze, in certi casi, siano davvero impercettibili. A tale proposito si consiglia di non indagare troppo a fondo: le conclusioni a cui si potrebbe giungere potrebbero essere sconvolgenti.

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