Red or dead

Red or dead
17 ottobre 1959, stadio Leeds Road di Huddersfield. Tom Williams ha chiesto consiglio a tutti i migliori allenatori della Prima Divisione inglese; è il presidente del Liverpool Football Club, squadra che milita in Seconda Divisione, e insieme a Harry Latham sta assistendo ad una partita dell’Huddersfield Town. Non hanno fatto tutti quei chilometri per vedere un giocatore. Sono lì per incontrare un uomo, colui che tutti hanno indicato come la persona giusta a sedersi sulla panchina del Liverpool: Bill Shankly. Ed è così che Shankly inizia un lento lavoro di ricostruzione. Una vera e propria rivoluzione che porta i Reds alla promozione nel 1962 e alla vittoria del campionato due anni dopo. E poi la semifinale di Coppa dei Campioni. E poi ancora un altro titolo. Ma è solo l’inizio…
Red or dead dello scrittore britannico David Peace è l’epopea di un uomo, di una città, di una curva, di un città, di una squadra che, dagli anonimi e poco onorevoli bassifondi della Seconda Divisione inglese, è arrivata ad essere una tra le più forti al mondo. Sono i mitici anni 1959-1974 ad essere raccontati: un periodo di trasformazione totale, di rivoluzione. Tutto per merito di un uomo: Bill Shankly. Un filosofo del calcio che credeva nel lavoro, nell’umiltà, nel rapporto diretto con una tifoseria, quella della Spion Kop, che proprio a partire da quel periodo iniziò a sorridere, a cantare l’intramontabile inno di You’ll never walk alone. Quelle di Red or dead sono pagine che trasudano passione e sudore, ma anche sofferenza e speranza, attaccamento alla famiglia e ai propri ideali. Pagine ricche di partite epiche, derby infuocati, tecniche d’allenamento innovative. Pagine dense di una scrittura che si regge su una sintassi scarna, ipotattica, a volte difficile, e che restituiscono il ritratto di un uomo che in Inghilterra è semplicemente un mito. Perché ha saputo vincere. Perché ha sempre creduto in ciò faceva. Perché conosceva il suo mestiere e lo faceva bene, e professava, oltre all’importanza della squadra e del collettivo rispetto alle individualità, un valore universalmente riconosciuto: il rispetto.

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