Redenzione immorale

Redenzione immorale
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2114. Allen Purcell è il giovane presidente della più creativa e moderna tra le Agenzie di Ricerca, ditte di produzione multimediale che progettano e realizzano filmati educativi commissionati dal governo centrale. La sua posizione invidiabile non lo esenta dalle severe norme del Rimor, il Risanamento Morale imposto sin dal 1985 dalla dittatura del defunto maggiore Streiter. L'umanità, stremata da una guerra nucleare che si è conclusa solo nel 1972, ha accettato un regime puritano e oppressivo, in cui le azioni dei cittadini sono controllate da ronzanti balilla robot e nei condomini iperaffollati e austeri si svolgono periodiche riunioni in cui i “colpevoli” delle più insignificanti mancanze vengono sottoposti a una specie di processo pubblico davvero umiliante. Una mattina Purcell si sveglia e trova le sue scarpe sporche di fango e vernice rossa: la sera prima è tornato tardi a casa, ma ricorda solo di aver visitato una delle zone ancora in macerie dopo la guerra, nulla più. In ufficio riceve la visita di Sue Frost, influente dirigente di Telemedia, l'organo di controllo governativo delle comunicazioni di massa, che gli propone di diventarne il direttore. Allen è fiero dell'opportunità ed è orientato ad accettare, ma una notizia lo sconvolge: durante la notte precedente qualcuno ha decapitato la statua del maggiore Streiter che domina il parco del centro città e l'ha inzaccherata di vernice rossa. E quel qualcuno probabilmente, anche se nessuno lo sa e Purcell stesso non lo ricorda, è proprio lui...

Passato finora inosservato - almeno in Italia - nella sterminata produzione dickiana, questo Redenzione immorale del 1956 (in italiano si perde lo spirito iconoclasta e dissacratore del titolo originale The man who japed, ma certo si guadagna in appeal) è il terzo romanzo pubblicato da Philip K. Dick e anticipa alcuni temi-cardine della scrittura del genio visionario di Chicago. Una grottesca distopia fascista, un mondo postbellico ferito e infelice, un protagonista dissociato (businessman nella stanza dei bottoni e al tempo stesso vittima del potere, manipolatore e manipolato), una realtà enigmatica, ingannevole e contraddittoria: e la sequenza ambientata sul pianeta-clinica psichiatrica sembra presa di peso dai lavori del Dick della maturità e del disagio mentale. Per non parlare degli accenni “dal di dentro” al ruolo del mezzo televisivo nella società e al suo potenziale di indottrinamento, davvero brillanti. Un gioiellino dimenticato.



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