Requiem per Capitan Uncino

Requiem per Capitan Uncino
Leonardo Casanova non è quello che si potrebbe definire “un bel giovane”. È giovane, sì, ma piuttosto bruttino. E ha un pessimo carattere. Ed è anche sfortunato: insomma, non che sia proprio la caricatura di se stesso, ma è il classico ragazzone timido, di poco oltre la ventina, che ci sa fare poco con le persone e ancor meno con le donne. In famiglia, purtroppo, le cose non vanno meglio: nonostante il buon rapporto con sua madre, non è mai riuscito a mandar giù l’uomo che questa ha sposato dopo essere rimasta vedova (e l’antipatia è reciproca). Ma quello che più lo amareggia è la mancanza d’intesa col fratello Vittorio, in cui vorrebbe trovare un complice e un confidente, mentre lui non condivide i suoi interessi e, fondamentalmente, non lo capisce. L’unica cosa che gli dà veramente gioia nella vita, per la quale ha un grande talento, forse ci si potrebbe finanche spingere a chiamarlo “dono”, è il virtuosismo al pianoforte, unito a un grande amore per la musica. Che sembrerebbe destinato a rimaner confinato tra lui e i suoi spartiti; quando ecco spuntare nella sua vita, improvvisa come un raggio di sole in un cielo nuvoloso, la splendida e a sua volta talentuosa Aurora Speranza, nipote del suo patrigno e promessa della musica classica…
Marco Chiappetta, ventiquattrenne che ha già al suo attivo un notevole curriculum come autore di cortometraggi (uno dei quali, “Kindergarten”, è stato presentato al Festival di Cannes nella sezione Short Film Corner), si cimenta qui per la prima volta con la narrativa, consegnando un romanzo marcato da uno stile già maturo e da una sorprendente chiarezza d’intenti. La storia d’amore platonica - se questo termine può essere usato per una relazione in grado di scatenare la furia della passione - è magnetica e avvincente, ed è capace di avviluppare il lettore in una spirale incandescente dove a ogni pagina si rinnova l’attesa del “di più” e il timore che questo accada davvero, in un rapporto dove la bellezza e l’intesa che la fanno da padrone, devono misurarsi - e a volte scontrarsi - con i tanti perbenismi delle convenzioni e delle aspettative del piccolo centro abitato. Una prova d’esordio che autorizza grandi speranze.

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