Res publica

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Roma, 510 a.C. Tarquinio il superbo, salito al potere grazie all'omicidio del suocero, tiranneggia sul popolo e non esita a macchiarsi di delitti atroci per conservare il proprio potere. Un uomo solo ha il coraggio di opporsi: Lucio Giunio Bruto. La rivolta ha avuto l'avallo della divinità: in spedizione a Delfi insieme ai figli del re, al responso dell'oracolo che indicava il successore di Tarquinio nel primo che avesse baciato la madre, Bruto aveva finto di cadere e aveva baciato la Madre Terra, mostrando un'insospettabile furbizia e intraprendenza. Al ritorno a Roma, Bruto istiga una rivolta popolare contro la monarchia, istituendo per la prima volta un collegio di magistrati, e fondando finalmente la Repubblica…
Sullo sfondo della Roma delle origini, affiora un affresco storico impareggiabile, che attraverso una rigorosa lettura delle fonti ricostruisce passioni, delitti e misteri di uno dei capitoli più affascinanti della Storia. Caradini impone alla narrazione una riflessione di fondamentale importanza sul rapporto patologico che si instaura tra esseri umani e potere. Bruto risponde ai difensori dello Stato forte notando come l'esperienza della storia ci dovrebbe aver insegnato che un gruppo di uomini, investito di autorità, tende a cercare di incrementarla controllando e rimuovendo ciò che interferisce con questa loro disposizione naturale. Di qui l'importanza di distribuire il potere il più estesamente possibile, in modo che non si concentri e finisca per prevaricare i diritti dei più deboli, inclusi gli stati più piccoli. Coerentemente con questa impostazione, Bruto non prestò soverchia attenzione alla Carta dei Diritti, perché era consapevole del fatto che i diritti restano sulla carta se un'autorità conquista una tale supremazia da infischiarsene dei principi e delle norme concordate precedentemente. Il modo migliore per salvaguardare i diritti dei cittadini è pertanto fare in modo che nessuno sia in grado di imporre il suo arbitrio. In questo panorama storico-concettuale, Caradini delinea il profilo di un Bruto abolizionista sensibile ai gradi temi che oggi animano i regimi democratici. Malauguratamente, la costituzione di Bruto non sopravvisse al tracollo economico della crisi del V secolo, che favorì l'accentramento del potere nelle mani degli oligarchi, che si costituirono in casta, sotto la protezione del dio Marte. Insomma, una riflessione antica ma capace di interrogare ancora senza l'idioletto della storiografia contemporanea.

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