Resta con me

Resta con me

Salpare dal porto di Papeete, sull’isola di Tahiti, alle ore 13.30 del 22 settembre 1983 significa ritrovare tutti gli amici schierati sulla banchina a salutare. Certo non è un addio, tra un mese Tami Oldham e Richard Sharp arriveranno a San Diego, in California, con la possibilità di rivedere parenti e amici, ma... Ma ci sono tutti quegli amici lungo la costa che salutano e che, lasciando il nodo in gola, ricordano quanto sono dure le partenze, anche se poi si ritornerà presto e forse qualche altro sarà andato o starà per partire, perché la gente di mare fa così, non resta mai troppo a lungo e continua a viaggiare. Richard ha affidato il suo Mayalunga, costruito con le sue mani in Sudafrica, nella protetta baia di Mataiea, affidandolo al suo amico Haipade e alla moglie Antoinette. Se ne prenderanno cura con attenzione, accendendo ogni giorno il motore e riparandolo dalle intemperie. Tami e Richard, due skipper provetti, si trovano adesso a bordo dell’Hazana, uno yacht a vela che devono consegnare al porto di San Diego, ecco perché hanno dovuto lasciare la loro imbarcazione al riparo. Ma torneranno presto a riprendersela. Intanto quell’inizio del viaggio Hazana è fantastico: clima fantastico, vento fantastico e che dire poi della compagnia? Loro due si amano alla follia e il tempo di questa avventura volerà e saranno di ritorno prima che non si dica. Sono entusiaste le prime annotazioni nel diario di bordo: “Giornata perfetta” e qualche giorno dopo “Beatitudine”. Ma stanno per cadere tra le braccia dell’uragano Raymond...

Impossibile non condividere emozioni, pena, sofferenza: sapendo che si tratta di una storia vera è ancora più immediato il sentirsi vicini a Tami Oldham Ashcraft, skipper esperta e autrice, con la scrittrice freelance Susea McGearhart, di questo libro che racconta la terribile avventura vissuta con l’uragano Raymond, la sua storia dalla quale è stato tratto l’omonimo film con Shailene Woodley e Sam Clafin. Certo non è la prima volta che si raccontano queste tragiche permanenze in mezzo all’oceano, con la perdita di elementi dell’equipaggio (qui anche più pesante e terribile, visto che Tami il suo Richard lo amava proprio tanto!) o di attrezzature importanti perse in mezzo alle onde o danneggiate dal forte vento, con la paura come compagna di viaggio e un forte istinto di sopravvivenza che tiene in piedi gli sfortunati protagonisti anche oltre le forze. Non è la prima volta, è vero, ma come ogni volta ci si sente coinvolti, con il cuore sospeso e la voglia di spingere quell’imbarcazione verso un porto sicuro, non fosse altro che per alleggerire questa angoscia che pesa sullo stomaco. Viene spontaneo chiedersi: “Ma io al suo posto...?”, con una valigia piena di domande del tipo Sarei stata capace? Avrei saputo reagire in uno yacht a vela senza alberi? Mi sarei lasciata andare? Oppure avrei superato il momento per amore del mare, del navigare, di quelle meraviglie che mi circondano? Perché sullo sfondo c’è una natura selvaggia e meravigliosa, descritta con cura e attenzione. I villaggi della Polinesia francese, delle Isole Marchesi, atolli e arcipelaghi del Pacifico meridionale e tutto quel mare che in altre situazioni sarebbe capacissimo di catturare il cuore!



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