Revolutionary road

Revolutionary road
New York, 1955. Frank ed April Wheeler sono una giovane coppia: vivono in una villetta a Revolutionary Hill, un quartiere nella periferia della città. Si sono conosciuti quando April studiava per diventare attrice e Frank era un giovane di belle speranze. Erano interessanti, a quel tempo. Nel loro conoscersi rappresentavano l’uno per l’altra la vita, la passione, gli ideali, l’anticonformismo. Ora hanno trent’anni e due figli: Frank ha un lavoro scadenzato da orari che “spengono il cervello” e April si occupa delle faccende domestiche intrattenendo convenzionali rapporti di buon vicinato. Cosa resta di quello che erano se non la denuncia continua ed eccessiva nei confronti degli stereotipi che ritrovano in tutto ciò che li circonda e che li unisce nell’illusione di sentirsi speciali e diversi?
In occasione di un imbarazzante fiasco nella recita della compagnia di filodrammatica locale, April fa i conti con la tensione accumulata ma sempre soffocata, con il rancore che ha nei confronti del marito, con l’odio che le esplode dentro per il quadro che lei stessa ha contribuito a dipingere. Alla crepa che si è aperta nella sua vita per il disintegrarsi dei sogni di ragazza, si aggiunge la crisi inevitabile in cui precipita il suo rapporto di coppia. Da dove ripartire quindi? Dai sogni infranti ma mai abbandonati? Il profondo malessere interiore potrà essere risolto dal disegnare a tavolino una nuova esistenza, lontano da un panorama al quale vengono attribuite le colpe di una vita stucchevole, a tinte pastello? April ripone la speranza di ritrovare in Frank l’uomo che voleva e le intime promesse di cui si era innamorata, progettando il trasferimento della famiglia a Parigi. Lasciare Revolutionary Hill e tutto ciò che lì sono diventati, restituisce per un attimo la poesia della giovinezza, dove l’assenza di realtà lascia spazio ai sogni, ai desideri, alle passioni. Ma anche alle menzogne, quelle più intime. La fuga verrà interrotta da un susseguirsi di eventi che metterà la coppia davanti al sapore fatuo dell’illusione...
Scritto nel 1961 e capolavoro indiscusso di Richard Yates, Revolutionary road è entrato nella classifica di Time dei 100 migliori romanzi di tutti i tempi. In un’intervista del 1974 l’autore dichiarò che aveva voluto che il titolo lasciasse intendere che "la via rivoluzionaria del 1776… negli anni cinquanta è giunta a qualcosa di molto simile ad un vicolo cieco". È attuale e implacabile il ritratto della vita degli americani nei sobborghi borghesi delle città, delle professioni come quella di Frank, scandite dagli orari dei treni e dalle pause-caffè. L’autore denuncia il proverbiale ottimismo americano senza lasciare spazio alle sfumature. La capacità di Yates è quella di non cedere mai il passo per la bellezza di cinquecento pagine con descrizioni crude ma delicate, e con una caratterizzazione precisa dei personaggi che vivono a Revolutionary Hill. I Wheeler sono talmente umani nelle loro debolezze, fotografati nei loro inganni dell’anima, da rappresentare un cliché universale dell’uomo contemporaneo. I loro unici “amici” hanno in comune con loro la stessa presunzione, lo stesso pressante rimpianto di ciò che poteva essere e non è stato. Ma non si uniscono in un reale sodalizio, diventa piuttosto una guerra tra poveri. Cercano con caparbietà di percorrere i binari del percorso già avviato e apparentemente ineluttabile, senza avere la forza di alzare lo sguardo e cambiare la direzione delle loro vite (forse perché questo implicherebbe ammettere il fallimento?). È così che il lettore impara a detestare e compatire Frank, si schiera istintivamente con April nella violenza cieca con la quale si scaglia contro il marito per poi disilludersi quando la vede cedere al destino che lei stessa ha scritto per sé e che non riesce a cancellare. L’autore non lascia speranze sull’inevitabile sciagura che attende chi mente a se stesso ed è profondo il pessimismo dello sguardo, comunque compassionevole, con cui legge la natura umana. Un romanzo avvincente, reso con estrema fedeltà nella recente trasposizione cinematografica di Sam Mendes.

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