Richard Nixon e i partiti politici italiani (1969-1972)

Richard Nixon e i partiti politici italiani (1969-1972)

Quale fu il rapporto della prima Amministrazione Nixon – e in particolare dell’ambasciatore USA Graham Martin – con la scena politica italiana negli anni tra il 1969 e il 1972, in un periodo di grande difficoltà per l’Italia, la cosiddetta “crisi degli anni Settanta” (spaccature e scissioni nel Patito Socialista e conseguente crisi del centro-sinistra, esplodere della contestazione studentesca, gravi attentati senza rivendicazioni e minacce di colpo di Stato, crescita elettorale del MSI e del PCI) ma anche di grave difficoltà per gli Stati Uniti (tensioni razziali e sociali, assassinio di Martin Luther King, pessimo andamento della guerra in Vietnam, crescita della voglia di isolazionismo nell’opinione pubblica, paura del declino)? Richard Nixon, esponente di spicco dell’ala conservatrice del Partito Repubblicano, era stato eletto Presidente nel novembre 1968 con il 43,4% dei voti e sin da subito, con il suo Segretario di Stato, il machiavellico Henry Kissinger, aveva offerto all’opinione pubblica statunitense una ricetta di dura realpolitik: “gli Stati Uniti non disponevano di mezzi illimitati; non potevano promuovere indistinte crociate globali in nome del contenimento del comunismo (…), avevano un preciso interesse a preservare lo status quo, abbandonando l’illusione finalistica che la guerra fredda potesse terminare con una vittoria definitiva”. In Italia intanto le elezioni del 1968 avevano registrato una evidente battuta d’arresto per il centro-sinistra che aveva guidato il Paese dal 1962. Il PSU, nato dalla fusione di Partito Socialista e Partito Socialdemocratico, aveva racimolato un deludentissimo 14,5% e il Congresso di ottobre si era trasformato in un “tutti contro tutti” che aveva lacerato il partito. Le condizioni della Democrazia Cristiana non erano poi così migliori: il partito si regge su un equilibrio precario, diviso in correnti che perseguono linee politiche molto diverse tra loro. In un sistema politico “bloccato” come quello italiano di allora, con il Partito Comunista forte ma impossibilitato ad andare al Governo, la classe dirigente appare come paralizzata. Nel febbraio 1969, Richard Nixon ed Henry Kissinger atterrano a Roma per una visita di Stato…

Basato su documenti conservati in National Archives, Nixon Presidential Materials, Gerald Ford Presidential Library, Lauinger Library della Georgetown University, National Archives di Kew, Carte Aldo Moro e Archivio Giulio Andreotti, l’interessante saggio di Luigi Guarna, dottore di ricerca in Storia delle relazioni internazionali presso l’Università di Firenze, inaugura la collana del Centro Interuniversitario Machiavelli per la Storia Internazionale coordinata da Ennio Di Nolfo, che pubblicherà le più interessanti ricerche promosse dal CIMA nel campo della Storia dei secoli XIX-XXI. Citazione documentale dopo citazione documentale, analisi politologica dopo analisi politologica, vengono vivisezionate le mosse strategiche di un’Amministrazione Nixon “concentrata sulla definizione dei rapporti di forza più che su ideali di modernizzazione sociale da perseguire per mezzo di una politica riformista”: in questo quadro va inserito il rapporto costruito con l’URSS, teso allo smussamento delle tensioni e al controllo della corsa agli armamenti. Un rapporto però che per funzionare doveva restare il più possibile esclusivo: ecco perché era vitale per l’Amministrazione Nixon “ridurre al minimo le iniziative autonome da parte egli alleati europei in direzione di Mosca”. Nasce da qui la strategia invasiva incarnata dall’ambasciatore USA Martin: l’avversione per il governo di centrosinistra, il legame a filo doppio con la Democrazia Cristiana, le pressioni per spostarla a destra e per renderla più coesa e comprensibile per uno sguardo statunitense, la richiesta a Washington di finanziamenti occulti alla DC (richiesta dapprima bocciata dal Dipartimento di Stato e accolta solo dal 1971 probabilmente sull’onda emotiva della situazione del Cile di Salvador Allende). L’obiettivo del libro è, come spiega lo stesso autore nell’introduzione, “aiutare a precisare il livello di comprensione e conoscenza della politica italiana dell’Amministrazione Nixon nella convinzione che vi sia ancora troppa confusione tanto sul livello di preoccupazione americano intorno al caso italiano nel 1969 quanto sui tempi e sul reale significato dell’intervento clandestino gestito dall’ambasciatore Graham Martin a partire dal 1971”.



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