Ricordi di un vicolo cieco

Ricordi di un vicolo cieco
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Iwakura frequenta la stessa università di Setchan, ma al contrario di lei non ha nessuna intenzione di subentrare ai genitori nella gestione dell’attività di famiglia. Non continuerà la tradizione dei dolci roll cake che hanno reso famosa la loro pasticceria. E mentre insieme trascorrono momenti preziosi, avvolti in un futon di piume, in quella vecchia strana casa abitata dai fantasmi dei due vecchietti che lì si sono amati sino alla fine, il tempo vola via inesorabile e presto devono dirsi addio… Mai avrebbe immaginato che quel curry di verdure ordinato alla mensa in ufficio le avrebbe causato tutti quei problemi e infine risolto la vita. Eppure è andata così, Matsuoka ha rischiato di morire a causa del veleno mischiato al curry, tutta colpa del signor Yamazoe e del suo desiderio di vendetta contro la casa editrice, e come non bastasse a tormentarla ci si mette anche il suo passato irrisolto… Mitsuyo è figlia unica, è nata in una città in cui scorre un grande fiume e si ergono imponenti montagne, e il suo unico amico in quell’infanzia che trascorre tranquilla è lo sfortunato Makoto…

Cinque delicati racconti su come la vita imbocchi un sentiero piuttosto che un altro, finendo per farci precipitare in un abisso da cui insospettabilmente siamo in grado di risalire più forti e consapevoli. Le anime di Iwakura, di Matsuoka e di tutti gli altri personaggi che incontriamo hanno qualcosa di spezzato, che li rende persone incomplete e sempre alla ricerca di quel frammento perduto non si sa quando né dove. Smarrite in un “Fukurokoji”, ‒ il vicolo cieco che è il nome del locale di Nishiyama e dà il titolo alla raccolta e all’omonimo racconto ‒, le anime di questi giovani si perdono in una strada senza uscita per poi ritrovarsi, magari dopo una delusione amorosa o un evento traumatico. Banana Yoshimoto riflette sulla capacità dell’essere umano di rigenerarsi attraverso il dolore. “(…) Non avevo idea che invece guarire è un lavoro lentissimo, come staccare uno alla volta dei veli di carta sottilissima, fatto di miglioramenti e ricadute”. Riesce così a far affiorare la poesia delle piccole cose, quella nascosta in un brodo di miso preparato con cura e amore. Cinque storie che la scrittrice giapponese considera le sue più autobiografiche anche se in realtà non lo sono, confessando che: “(…) nel rileggerlo riaffiorano in me vividi i momenti più difficili della mia vita”.



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