Rien ne va plus

Rien ne va plus

Gli ultimi avvenimenti hanno portato l’adolescente Gabriele e sua madre a convivere temporaneamente con Rocco Schiavone. L’esperienza si sta rivelando meno complicata di quanto il vicequestore si aspettasse, tutto sommato, e c’è il vantaggio che Gabriele è un ottimo dog sitter quando Rocco, come ora, deve spostarsi. È a Roma, a discutere con gli amici di sempre, in realtà cercando di capire cosa fare. Le rivelazioni di Baiocchi, diventato collaboratore di giustizia, rischiano di compromettere definitivamente la sua carriera e farlo passare ufficialmente dalla parte sbagliata del gioco guardie e ladri. Il PM Baldi e il questore Costa con le loro pesanti insinuazioni lo stanno pressando e hanno lasciato chiaramente capire che il rischio per lui e la sua carriera è alto. Inoltre Sebastiano ‒ che pur se agli arresti domiciliari, riceve visite non autorizzate ‒ è convinto che qualcuno lo stia spiando. Nel frattempo però, il vicequestore Schiavone è ancora un poliziotto a tutti gli effetti, e il Casinò di San Vincent, luogo legato all’ultimo omicidio risolto, subisce un furto milionario e spettacolare. Un furgone portavalori che trasportava gli incassi del casinò scompare letteralmente nel nulla. Nonostante le raccomandazioni dei superiori di concentrarsi solo sulla rapina, Rocco è convinto che troverà anche le risposte rimaste in sospeso nonostante l’arresto dell’assassino dell’ex ispettore di sala…

A stretto giro di posta dopo Fate il vostro gioco, Sellerio ha tolto l’amaro dalla bocca di chi era rimasto “un po’ così” per il finale sospeso. Rien ne va plus è un caso nuovo (perché lo so che ci sono quelli che guardano solo al plot giallo), ma è anche la conclusione definitiva del precedente romanzo. E come sempre, quando parliamo della saga di Rocco Schiavone, è anche molto, molto di più. A parte il caso in sé, che è spettacolare nel vero senso della parola, Manzini ancora una volta evolve, non come autore – secondo me è già al massimo – ma come attento guardiano della continuità dei suoi personaggi. Nei romanzi seriali ci sono personaggi che restano uguali a stessi e personaggi che ci fanno vivere insieme a loro il passare di giorni e dei mesi. Qui troviamo uno Schiavone che sembra cominciare ad apprezzare la location in cui giocoforza si muove, anche se durante la presentazione milanese a pochi giorni dall’uscita del libro, l’autore ha spiegato chiaramente che in realtà la sua creatura si sta semplicemente abituando alle nuove circostanze e a lasciarsi scivolare addosso quel che arriva. C’è un’altra novità inevitabile nei romanzi corali: i riflettori cominciano a puntarsi ad uno ad uno sui compagni di lavoro di Schiavone, soffermandosi su Casella e Dintino. Vi lascio immaginare quanto si rida leggendo delle avventure amorose dei due. Si ride, ci si preoccupa, si palpita, a tratti si è delusi da qualcuno, proprio come nella vita. Ma alla fine, invece di morire, si chiude il libro con un sorriso soddisfatto. In attesa del prossimo, ovvio.



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