Rinascimento privato

Rinascimento privato

Una storia lunga trent’anni, dal 1500 al 1533, raccontata in prima persona da Isabella d’Este. Ricordi riordinati per sé o per i posteri, seguendo le sensazioni e i sentimenti contrastanti provocati dalle missive che Robert de la Pole, un religioso (ma questo lo scoprirà solo in seguito) le manda, alternando profferte sentimentali ‒ rigorosamente platoniche ‒ a cronache dettagliate di quel che accade nei vari Stati, soprattutto quello pontificio. La prima immagine che torna alla memoria di Isabella è la cacciata degli Sforza da Milano da parte dei Francesi nell’aprile 1500, notizia portata da uno stravolto Giovanni – fratello del marchese Francesco Gonzaga. E da lì si snodano nella memoria e sulla carta gli anni passati a intessere alleanze politiche con la casata che governa Milano, mischiati alla frenesia del momento – teoricamente molto pericoloso per i Gonzaga che sostengono apertamente gli interessi degli Sforza. Con un altro salto si arriva all’incontro con il già nominato de la Pole, uno degli inviati di Enrico VII d’Inghilterra, come uditore ad un incontro di cardinali, riuniti per discutere di una crociata che in realtà non verrà mai fatta. Un uomo alto biondo come molti del suo Paese, colto e raffinato, di ritorno da Firenze dove ha potuto ammirare i mirabili disegni di Leonardo e di un giovane ma possente scultore di nome Michelangiolo…

Frutto di vent’anni di lavoro e pubblicato nel 1985, l’anno prima che l’autrice morisse, Rinascimento privato è un piccolo capolavoro. Non tanto come romanzo storico, genere peraltro di cui la Bellonci è raffinata esponente, quanto per il fatto di aver inventato un’autobiografia intrisa di personaggi mai esistiti ma perfettamente inseribili e inseriti nei fatti storici. Donna di eccezionale grandezza politica, Isabelle d’Este divenne marchesa di Mantova a soli sedici anni in virtù del matrimonio con Francesco Gonzaga che poi la tradì con Lucrezia Borgia, fu reggente in vece del figlio, riuscì a mantenere l’indipendenza del suo regno facendolo addirittura diventare ducato. Fu amante e sostenitrice dell’arte, restando un punto di riferimento in un periodo in cui l’Italia era terra di conquista e di conflitti continui. A Maria Bellonci (nata nel 1902, e credo che inquadrare il periodo storico in cui ha vissuto e scritto sia importante) andò anche il Premio Strega 1986, proprio con questo romanzo. Oltre ai personaggi fittizi ma perfettamente verosimili e funzionali ‒ quando non fondamentali per la narrazione ‒ la Bellonci qui inventa anche un linguaggio, che ci immerge in quello che doveva essere l’eloquio dell’epoca, ma semplificandolo e rendendolo fruibile anche a chi non sia particolarmente ferrato o si avvicini per la prima volta ad un romanzo storico. Non un libro semplice o di puro entertainment, quindi, anche per la quantità di personaggi e la complessità dei rapporti, che ovviamente erano strettamente legati alla politica e alle alleanze necessarie, ma assolutamente consigliato.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER