Riscatto

Riscatto

Bernardo Saglietto, detto Dino, lavora sodo a Cavallermaggiore, una cittadina in provincia di Cuneo, che è il centro della sua vita. Lì lavora in fabbrica, lì partecipa alle attività della pro loco, lì conosce Ornella e la sposa. Entrambi dapprima lavorano in fabbrica insieme, poi quando poco lontano, a Sommariva Bosco, apre la Intec ‒ grande e promettente fabbrica di pavimenti galleggianti ‒ il destino professionale dei due si separa, ma la loro vita familiare e sentimentale rimane quella di sempre, fatta di affetti, collaborazione, reciproche attenzioni. Dino lavora alla Intec per vent’anni, con passione e soddisfazioni nel suo ruolo di esperto dei macchinari. Però, nel 2012, a causa della crisi dell’edilizia cominciata alcuni anni prima, qualcosa in fabbrica comincia a non funzionare: si vende meno, si produce meno, si cerca di effettuare tagli su tutto. La Intec alla fine chiude. Dino non vuole arrendersi, si informa, studia, cerca finanziamenti e, insieme a un gruppo di compagni che credono in lui, fonda una cooperativa in grado di riprendere e portare avanti la produzione. Nasce la Cooperativa Italiana Pavimenti, la cui sigla di tre lettere, una verde, una bianca e una rossa, C.I.P., campeggia, in un felice giorno, sul cancello della stabilimento. È l’inizio della rinascita che culmina, più avanti, nell’acquisto della fabbrica da parte dei lavoratori, che divengono imprenditori di se stessi…

Alessandro Principe, giornalista di Radio Popolare, si è imbattuto nella storia di Dino, della sua famiglia e dei suoi colleghi di lavoro quasi per caso, a partire da una notizia di agenzia riguardante la Giornata nazionale delle vittime degli incidenti sul lavoro. Approfondendo quella storia, Principe ha scoperto che dietro la scarna nota si nascondeva una storia forte ed esemplare dai tratti, a volte, perfino fantasiosi, e tuttavia integralmente vera. Dall’impresa di Dino, sostenuto in ogni sua scelta e in ogni suo passo dalla moglie Ornella e dal figlio Josef, fino alla crudele tragedia che si abbatte su di lui immediatamente dopo che il suo sogno si è realizzato, emerge un epico attaccamento al lavoro, al suo valore sia per la persona umana che per la comunità in cui questa è inserita. Scrive Marco Revelli nella prefazione al romanzo: “La cifra del racconto è quella della tragedia: sulla famiglia Saglietto e sulla comunità di fabbrica si abbattono, intrecciati, i destini sociali del tempo e insieme il destino personale del protagonista e della sua famiglia, come se tutto congiurasse per il peggior finale”. Eppure la storia della C.I.P. non finisce con la morte di Dino. Ornella, che è diventata presidente della cooperativa, ribadisce in un’intervista a Radio Popolare la convinzione che è sua, che era stata di Dino, e che le loro vicende confermano: non bisogna arrendersi, bisogna lottare, sperare, costruire, essere solidali. Bisogna testimoniare, specialmente nei periodi di crisi e di difficoltà, che la strada della rassegnazione è sempre sbagliata.



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