Ritratti italiani

Ritratti italiani
Conversazioni, interviste e dialoghi scaturiti nel corso di cinquant’anni fra frequentazioni letterarie e giornalistiche, rapporti amichevoli e professionali. Con l’intento di guardare al nostro più recente passato per ciò che ce lo rende caro, il lettore entra in un’imponente galleria che espone in rigoroso ordine alfabetico i ritratti di celebri personalità del secolo scorso, realizzati con spietata delicatezza da uno dei più raffinati e rilevanti intellettuali italiani. Da Gianni Agnelli – costruttore di auto non molto chic ma dotato di un’allure settecentesca – al critico d’arte Federico Zeri, le pagine ospitano il profilo di alcuni tra i più noti registi: dall’indole permalosa di Michelangelo Antonioni a quella  passionale di Federico Fellini, passando per Luchino Visconti, Marco Bellocchio e Nanni Moretti. La pallida e rigorosa Gae Aulenti, incontrata quando ancora la sua fama non era legata al successo del Musée d’Orsay; la giovane Sophia Loren, conosciuta nel momento del suo massimo splendore. Gli indimenticabili tributi ai talenti sfortunati di Giangiacomo Feltrinelli e Pier Paolo Pasolini, alle affinità culturali e politiche con Italo Calvino. Le rampogne per l’autrice di romanzi di appendice Carolina Invernizio. E poi ancora scrittori quali Mario Soldati, Aldo Palazzeschi, Alberto Moravia e Giovanni Testori…   
La nuova fatica letteraria di Alberto Arbasino è una raccolta di ritratti che riapre, nel denso percorso di 550 pagine, il dialogo di questo arguto e raffinato osservatore con oltre novanta esponenti della letteratura e del giornalismo, dell’arte e della musica, del cinema e del teatro, della imprenditoria e della politica che nel corso del Novecento hanno dato lustro al nostro paese. Dalla gonfia valigia dei ricordi escono frammenti di vita personali e dati professionali, resoconti curiosi e particolari inediti che tornano a creare lo spazio temporale e relazionale della rete sociale e intellettuale dell’autore.  Ad Arbasino piace sparpagliare le parole, accettare il loro disordine creativo. Gli aggrada partire da una certa vaghezza o da barbagli di luce, di ricordi per poi concentrarsi ad ascoltare le diverse voci degli interlocutori. E recuperare così l’idea della cultura come conoscenza di un altro presente. Un presente che non si stanca di seminare il dubbio e di corrodere i dogmatismi della modernità, nella disincantata consapevolezza che il sapere possa costituirne un prezioso antidoto. Da assumere a cominciare da questo libro.

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