Roba da fotoromanzi

Roba da fotoromanzi
Il primo protagonista è Ignazio Benito Maria La Russa. E già qui viene da ridere. Invitato a “gena” dalla sua nuova fidanzata, il poveretto si trova a contatto con una famiglia comunista capeggiata da un nonno battagliero ed ex partigiano (Remo Remotti)… Subito dopo Stefano Clint Disegni Eastwood deve fronteggiare Gran Burino, un anziano corruttore che insidia i suoi vicini di casa. I due si troveranno faccia a faccia, una guardia del corpo consiglia a Gran Burino: “Andiamo via, capo, il vecchio è matto! Fa sul serio, non è come Bersani! Via! Via!”… Se poi D’Alema e Veltroni non dicono “qualcosa di sinistra”, il sogno dell’elettore di sinistra è esiliarli in qualche isola deserta, almeno prima degli appuntamenti elettorali importanti. Quando due aerei sabotati avverano il sogno, inizierà per i due un’epopea peggiorabile solo dall’arrivo della Melandri… E poi il capolavoro di raffinatezza delle camicie verdi. Vogliamo “i negher föra da i ball” ma intanto investiamo fondi pubblici in Tanzania. Così il senatur e il trota si ritrovano in terra straniera a contatto con quegli indigeni che intanto pensano: “Io non sono razzista, però i bianchi hanno certe facce da coglioni”…
Prendi una redazione brillante, un mago di Photoshop e una salutare voglia di divertimento. Invita amici come Tullio Solenghi, Marco Travaglio, Leo Gullotta, Lillo, Enzo Nigro, Max Paiella, Stefano Sarcinelli e Saverio Raimondo. Il più è fatto. La croce rossa è lì pronta per essere crivellata di spari. Non serve neanche un grande sforzo di immaginazione per trovare aneddoti divertenti, visto che i protagonisti hanno almeno un decennio di involontaria esperienza nel campo della comicità. Stefano Disegni, già direttore del mitico “Cuore”, e ora a capo di “Misfatto”, l'inserto satirico de “Il Fatto Quotidiano”, da cui sono stati tratti i 27 fotoromanzi del volume, è la mente di questa contaminazione tra un vecchio genere, esotico e sentimentale, e temi tratti dalla cinematografia. Frankestein, L’esorcista, La mummia, Terminator, sono solo alcuni dei titoli scelti per sottolineare la mostruosità dei soggetti; The Others e Cast Away, per restituire una rappresentazione, più malinconica, di un partito alla deriva composto da immobili e litigiosi naufraghi fantasmi. Si sorride, ma non si ride, o si ride con amarezza. Forse perché, come abbiamo già sottolineato, i protagonisti di questi fotoromanzi sono gli stessi che, da un decennio o più a questa parte, sono bersaglio – sacrosanto – di tutte le possibili forme di satira. Prese una alla volta, sul “Misfatto”, le storie risultano molto gradevoli, ma tutte insieme rischiano forse di diventare indigeste. Colpa dei soggetti, sia chiaro, e non di chi li disegna.

Leggi l'intervista a Stefano Disegni

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