Rock Tombstones

Syd Barrett, Mark Bolan, Freddie Mercury, Kurt Cobain, Jimi Hendrix: che cos’hanno in comune queste e molte altre star della musica rock? Sicuramente la fama, la vita più o meno dissoluta, la potenza delle idee musicali, il carisma e non da ultimo il fatto di guardarci dall’aldilà. Chi prima, chi dopo se ne sono andati ed è bello pensare che continuino a scrivere melodie in una dimensione parallela, fonte di ispirazione nei sogni di qualche giovane rocker. Il fatto di essere deceduti quasi sempre implica la costruzione di una tomba, che ricorda ai posteri la presenza e gli anni trascorsi da questi artisti sulla terra. Le lapidi delle rockstar variano come estetica dal minimalismo allo sfoggio di pacchianeria attraverso l’uso di decorazioni, di statue o di ammennicoli in sintonia con quanto trasmesso al pubblico in vita. Si prendano ad esempio i poli opposti della sobrietà nell’iscrizione della lapide di Ian Curtis dei Joy Division con il famoso verso “Love will tear us apart” e l’ostentazione post-mortem con statua nel memoriale dedicato a Johnny Ramone, dove il chitarrista viene ricordato attraverso una statua di bronzo, che lo rappresenta mentre suona un assolo...

Il libro del giornalista musicale Luca Fassina è un compendio dettagliato di decine di tombe e lapidi di personaggi illustri della musica rock. Organizzato per schede ordinate in ordine alfabetico, ad ogni rockstar scomparsa vengono associate date e luoghi di morte, luogo della sepoltura (addirittura con la precisione delle coordinate GPS), eventuale band di appartenenza, una foto della lapide o dl memoriale e una breve biografia che evidenzia le caratteristiche principali degli artisti e le canzoni o gli album che li hanno resi famosi. Il saggio è ricco di informazioni soprattutto per quanto riguarda le cause di morte, alle volte nella normalità, ma in alcuni casi rocambolesche (incidenti, overdose, etc.). Leggendo di seguito le schede ci si immerge in una strana geografia di morte, che a tratti informa su aspetti meno conosciuti degli eroi del rock, a tratti invece strappa più di qualche lacrima, quando vengono presentate le ultime lettere dei cari, delle famiglie o dei rispettivi compagni o addirittura (caso più famoso è quello di Kurt Cobain) missive che le stesse rockstar hanno lasciato alla posterità come ultimo testamento. Vanno quindi prese a piccole dosi queste schede, per non entrare in un loop di ricordi troppo oscuro che potrebbe far calare un velo troppo oscuro sul lettore. Una guida sui generis, che mantiene il giusto distacco e non si lascia andare a inutili celebrazioni, ma che con l’aiuto di un’eccellente ricerca sul campo riporta in vita per qualche istante le più amate rockstar di sempre.



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