Roderick Duddle

Roderick Duddle
Roderick Duddle, orfano detentore di un medaglione che ne sancisce il diritto ad una corposa eredità, è oggetto più o meno diretto delle mire di tutti. Un’avida Badessa lo cerca servendosi del Probo, sgherro che deve il proprio nome solo ad un’anomalia fisica, per compiacere la morente Lady Pemberton; l’oste Jones per rimpinguare le proprie finanze; Salamoia e Scummy per eliminarlo e sostituirlo con il muto Michael alias Michele Mari, di Milano, opportunamente convinto dai due a furia di bastonate, di essere in realtà Michael Murry, figlio di Endsow Murry e Jenny la magra, cameriera dell’Oca d’oro a Castlerough. La Rossa lo cerca per non dover tornare a dormire nella lavanderia del convento; la volitiva malfrodita Suor Allison per riscattare la propria libertà…
Come in un corposo feuilleton la ricerca si colora ad ogni passo di imprevisti, di coup de théâtre che avvincono anche il più scafato dei lettori irretendolo tra le maglie fitte degli intrighi, delle bassezze, dei grandi gesti di suore, lestofanti, assassini, eroi, marinai, fino alla salomonica risoluzione del conflitto tra Roderick e Michael. Ogni riga riecheggia un rispettoso omaggio alla tradizione della letteratura popolare: da Conrad a Hugo, a Dickens, a Melville, senza però mai scadere nel manierismo. Roderick come Gavroche, David Copperfield e, forse, il suo alter ego Michele, ha intatta tutta la spavalda dolcezza del bambino, non ha quasi mai paura, tranne quando si sveglia sudato da un incubo in cui ha sognato di essere un certo Michele Mari.

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