Roma ‒ Capitale malamata

Roma ‒ Capitale malamata

1870. I bersaglieri entrano a Roma. Di lì a pochi mesi, dopo diversi dibattiti parlamentari e non, spesso dai toni anche aspri, la città diviene ufficialmente capitale d’Italia, con all’interno un minuscolo ma potente stato straniero, quello del Vaticano. Ebbene, gli attuali problemi che Amministrazioni di vario “colore” politico si rimpallano a vicenda arrivano proprio da quei giorni. Perché la nascita di una nazione significa anche avere a cuore la costruzione di una capitale degna di questo nome, ordinata e legittima. E, per usare un termine alla moda, sovranista. Ma pare non sia andata così. Sin dalle origini l’agglomerato urbano ha avuto uno sviluppo schizofrenico e randomizzato. Ma il culmine del disastro architettonico nasce con la nascita della attuale Italia. E nel corso del Novecento ‒ anche per scelte effettuate durante il periodo con Mussolini indiscusso protagonista ‒ verranno poste le basi per rendere definitivamente irrisolvibili le contraddizioni urbanistiche che attanagliano la città, tanto ormai da soffocarla. A meno che non venga rasa al suolo e ripensata. Cosa che, come è chiaro, è impossibile. Il problema infatti non è stato lo sviluppo selvaggio e incontrollato delle periferie a cavallo degli anni Sessanta e Settanta con i cosiddetti “palazzinari” a farla da padrone, ma le scelte politiche adottate cento anni prima e portate avanti con scarsa lungimiranza, con rare inversioni di marcia non pienamente compiute ma degne di nota. Ed intanto Roma affoga nei suoi problemi atavici...

Nel caos magmatico della situazione politica contemporanea, questo libro è un tentativo di fornire una ricostruzione storica e documentata di quello che è stato uno scempio urbanistico. Peraltro perpetrato negli anni, indipendentemente dalle fazioni politico- amministrative che lo hanno portato avanti. Soprattutto vi è un unico e indiscutibile protagonista dell’intera vicenda, ovvero uno stato sovrano straniero che però vanta e vantava diritti sul territorio italiano. La tesi di Emiliani, giornalista di lunghissimo corso, non è nuova e nemmeno sconvolgente., Anche perché non è semplicemente un’invettiva nazionalista, ma si avvale di atti e decisioni messe in opera in decenni da personaggi molto distanti fra loro. La matrice politica dell’autore appare non velata, ma non assume mai i toni della propaganda o della denuncia, bensì dell’informazione. Gli enormi interessi di carattere economico diretti o indiretti della Chiesa sul territorio dell’Urbe sono stati se non i responsabili almeno i protagonisti che hanno comportato sì la vendita di terreni ed immobili allo Stato italiano, ma anche scelte folli. E peraltro senza la possibilità di avviare una retroattiva pianificazione più congrua. Dall’impiantare in un centro storico già congestionato le sedi principali della direzione politica ed amministrativa all’eliminare del tutto (soprattutto nel ventennio fascista) la possibilità di sviluppare il trasporto pubblico su superficie (tram), un toccasana,se ben progettato, visto i tempi cupi attuali. La memoria storica a volte è fondamentale non per risolvere i problemi, ma almeno capirli.



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