Roma e i figli del male

Roma e i figli del male

Sulla sua moto, mentre torna a casa dove troverà la compagnia di Salgado, il suo gatto nero, e quello strano conforto che può dare la solitudine, il commissario Castigliego ripensa a come è iniziata l’indagine di cui si sta occupando, che sta rivelando delle complessità non previste. La telefonata di un ragazzo che porta alla luce gli abusi subiti da lui stesso e da altri ragazzini, tutti provenienti da un paese brasiliano dove anni addietro il vescovo Casiraghi è stata inviato in missione, e dove ha creato fra le altre cose una sorta di casa famiglia e ha poi fatto sì che molti ragazzini venissero strappati alla fame e adottati in Italia. Casiraghi è in corsa per la carica di vicereggente del cardinale Severino Croce, uno fra i papabili più probabili. L’attuale Pontefice sta morendo e le manovre per stabilire cosa deciderà il Conclave sono già in pieno svolgimento. L’essere scavalcato da Giulio Aspesi, che secondo lui non merita la carica, si aggiunge alle accuse che stanno per cadergli addosso. Il prelato indicato da Emanuele come pedofilo è infatti lo stesso Casiraghi. Che in Vaticano non si entri a gamba tesa, troppi interessi e troppe persone intoccabili, lo sta scoprendo Castigliego, “ripreso” per così dire dai suoi superiori per aver portato la notizia di reato in Procura, senza averne prima discusso col questore, che si rivela poco partecipe dell’entusiasmo di Castigliego per le prove raccolte che inchioderanno l’autore di un reato così orrendo…

Non è un romanzo da ombrellone questo, proprio no. Non consente distrazioni la storia messa in piedi da Alessandro Maurizi. Sovrintendente capo della Polizia Italiana, classe ’65, ha al suo attivo una serie enorme di racconti che hanno partecipato e/o vinto svariati concorsi, presidente dell’associazione letteraria Mariano Romiti (cui è legato l’omonimo premio) e da due anni è direttore generale di Ombre Festival, manifestazione di notevole successo. Tornando al romanzo i cui esordisce il commissario italo-spagnolo Castillego o Castigliego, va preso in considerazione il tema, un tema terribilmente attuale purtroppo: la pedofilia nella Chiesa. Maurizi non ne ha fatto ‒ come poteva essere facile ‒ un racconto-denuncia, è andato a fondo nella psicologia dei personaggi, nel loro modo e mondo malato. Nella psicologia di chi in qualche modo si autoassolve, ma anche negli intrighi squisitamente politici che gravitano intorno all’elezione di un papa. Non che sia il primo ad affrontare l’argomento, certo, ma lo fa in modo originale, andando a fondo di tante dinamiche che probabilmente non ci si aspetterebbe. Il bene e il male se la giocano ai dadi, nel senso che il male è ovviamente ben identificato ma il bene si fa troppi scrupoli per debellarlo. Un bel romanzo originale nella trama (ricca anche di colpi di scena) e con una scrittura che, sebbene molto ricca, scorre piacevolmente.



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