Romantica gente

Romantica gente
Daniela è una donna normale, una psicoterapeuta e una sessuologa. Durante il suo percorso lavorativo però si è trovata a lavorare per undici anni come referente del Centro di Informazione e Consulenza Cittadini Extracomunitari e Rom del Comune di Pisa. Lì ha incontrato Argia, una delle poche donne rom a portare i pantaloni. Una vecchietta in apparenza, ma più o meno della stessa età di Daniela. Argia è in Italia da 20 anni, lavora raccogliendo e rivendendo ferro, e per cinque anni ha vissuto in una stanza abbandonata al cimitero che si era tutta risistemata. Argia è una delle poche donne rom che vive sola senza un uomo e senza figli. Adesso l'hanno cacciata, l'hanno mandata via dalla sua casa sicura, dove stava tranquilla, e l'hanno spostata in una roulotte vicino al mare. Ci sta male Argia in questa roulotte, ci entrano i serpenti, le nutrie, che a lei sembrano solo enormi e mostruosi topi. Vorrebbe tanto tornare tra i morti ma non ce la fanno tornare. Daniela poi conosce anche Sanela, cittadina kosovara che ha dei bambini piccoli e che un giorno di punto in bianco è stata prelevata dalla polizia dalla sua casa per essere espulsa. E incontra Lukia, alla quale è stato portato via suo figlio perché 'abbandonato'. In realtà Lukia - sapendo il suo bambino al sicuro in ospedale - ha approfittato di quel tempo per liberarsi di un compagno violento e per rimettere insieme i pezzi della sua vita. E poi c'è Nariba, che non vuole che i suoi figli siano nella lista degli zingheri perchè sono macedoni e se si scrive che sono zingheri saranno discriminati, nessuno vuole avere a che fare con uno zinghero. Mille altre persone, prevalentemente donne ma non solo, mille storie diverse, mille pratiche e problemi apparentemente irrisolvibili che sono stati superati solo grazie all'impegno, alla determinazione e alla buona volontà; soprattutto grazie ad un modo di relazionarsi non tipicamente ufficiale, che segue le regole, ma partecipato, convinto della bontà e della necessità dell'azione...
Il libro di Daniela Lucatti (con il suo titolo che si presta volutamente a due letture: Romantica gente, Rom antica gente) racconta la situazione dei Rom in Italia. Unica e particolare perché è il popolo Rom a essere unico e particolare, ma anche generale storia della difficoltà di essere straniero e clandestino in Italia. L'autrice racconta l'assenza di comprensione e solidarietà, oltre che di sostegno istituzionale, a cui vanno incontro quotidianamente queste persone che ogni giorno devono ricominciare daccapo a cercare un lavoro, una casa, una scuola per i figli, un'assistenza sanitaria. Perché allo straniero, al clandestino, al rom non vengono riconosciuti neanche i diritti basilari della persona, di esseri umani: il diritto alla salute, alla vita, alla libertà, alla possibilità di mantenersi. L'autrice si concentra soprattutto sulla popolazione romanì, al centro di tante polemiche, risoluzioni e progetti di legge, che allontano semplicemente un qualsiasi tipo di convivenza, di integrazione, di condivisione. Ma cosa si sa di questo popolo? Niente. Niente della loro cultura, del loro vero modo di vivere, del perché del loro modo di vivere, della paura, dell'incertezza, dell'allegria e delle origini antiche, dei miti romantici. In Italia - e non solo - i rom non sono un popolo, sono un problema: la nostra gente ha enormi difficoltà nel relazionarsi con il diverso, con il più sfortunato, come se la sfortuna fosse contagiosa o se la conoscenza fosse impossibile. Si parla anche del problema delle istituzioni pubbliche, di come si siano persi per strada, nel tempo, il valore e l'importanza di queste strutture “bene collettivo, espressione e opportunità per ogni cittadino”. Daniela Lucatti ora non lavora più al Centro di Informazione e Consulenza. Adesso svolge il suo lavoro di sessuologa e psicologa da libera professionista e anche presso l'associazione Casa della Donna, e opera prevalentemente nelle situazioni di violenza su donne e minori. Ma ha scelto di raccontare la sua esperienza, di cercare di fare un po' di luce sulla situazione dei Rom in Italia, di mostrare tutte le ombre della vita di uno straniero e di un clandestino. Il tutto con uno stile schietto, poco pretenzioso. Utilizzando la semplicità del racconto e la linearità tipica di chi narra una storia che non ha bisogno di essere arricchita e infiocchettata. Che ha già sin troppa sostanza da mettere su carta. Un diario dove semplicemente si raccontano vicende ed emozioni... persone, in poche parole. In fondo è il modo migliore di dire la verità. Una verità che scuote, muove qualcosa dentro. Perlomeno in chi è capace di indignarsi ancora.

 

 

 

 
 
 
 
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