Rosa shocking

Un documentario sui disturbi alimentari è la molla che spinge il padre di Mike ha chiudersi in soffitta per tre anni: ne esce quando ha terminato Bonnie, “La fantastica Bambola per l’Automiglioramento dell’Immagine di Bambine e Preadolescenti a Rischio”. Il padre di Mike diventa un moderno Frankenstein, e più migliora la sua creatura più lui si avvicina alla depressione… Susan Falls detesta sognare di volare. Susan non ha le gambe e non può camminare ma questo poco importa: è il sogno che la disturba, “il riflesso del desiderio inconscio”, come dice lo psicologo. Ha perso le gambe per un banale incidente, anche se a lei piace pensare che sia stato un leopardo, ma anche questo poco importa: adesso c’è Carla Ribisi, e un improvviso innamoramento che la mette sottosopra, anche senza gambe…

Queste sono solo due tracce dei dieci racconti contenuti in Rosa shocking. I personaggi di Adam Levin si muovono in un mondo un po’ surreale e un po’ grottesco, spesso ai margini della società: sono ragazze senza gambe, adolescenti gay, bambini in sovrappeso, coppie che si ritrovano con una crepa nel muro che perde gel (il racconto più bello). Anche qui, dunque, la casa diventa il luogo dell’impossibilità di comunicare, del fallimento e anche del macabro. Levin sperimenta molto con lo stile e il linguaggio: il risultato è che il surreale a volte pare estremizzato oltre il necessario, un esercizio di stile che non arricchisce poi granché i racconti. Rosa shocking resta comunque una buona raccolta, originale e pop.



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