Rosso veneziano

Rosso veneziano

1509. In una Venezia in preda allo sgomento per la nuova ondata di peste, destabilizzata all’interno dei suoi poteri forti dalla minaccia di intrighi internazionali che ne desiderano la sottomissione e il dominio, in preda alla depravazione dei costumi e degli uomini, un gruppo di persone appartenente a una società segreta che usa la chimica del fuoco come strumento per distruggere e dominare mette a punto un piano tanto diabolico quanto pericoloso per seminare il panico e nello stesso tempo colpire nemici antichi e futuri. E così, nell’ultima notte di Carnevale, quando in città ogni atto osceno, carnale, indecente e biasimevole sembra concesso, in un rifugio per poveri e indigenti scoppia un incendio dalle proporzioni gigantesche e la cui pervicacia e resistenza impressiona tutti coloro che si ritrovano a viverlo in prima persona. Sono tante le persone che perdono la loro vita e tra di loro c’è anche fra’ Placido, religioso del vicino convento accorso per salvare gli sfortunati ricoverati nella struttura e rimasto lui stesso vittima dell’immane tragedia. Il religioso era amico e confidente di Zorzo Cigna, detto Giorgione, pittore tra i più apprezzati in città e uomo tormentato da profonde crisi interiori. L’uomo, appresa la notizia della morte del suo amico, si reca sul luogo della tragedia e parlando con un altro frate del convento apprende una verità sulla morte del religioso che non immaginava; un mistero sul quale cerca di fare chiarezza, ma la sua ricerca di verità e giustizia viene ostacolata da più parti. Chi voleva dunque morto fra’ Placido e cosa sapeva quest’ultimo di così pericoloso e importante?

Fin dalle prime pagine di Rosso veneziano si intuisce la grande capacità di Guido Sgardoli nell’adattare perfettamente il suo stile e il suo linguaggio alla costruzione narrativa del giallo storico; sono tanti, infatti, i dettagli che un lettore attento nota pagina dopo pagina, a partire dai nomi dei personaggi, dalle loro fattezze e dal loro abbigliamento. Tutto in questo romanzo è curato nel dettaglio. La descrizione delle calli, degli antichi palazzi e delle citazioni degli scritti del tempo. Rosso veneziano ha una trama fondamentalmente semplice perché fin dai primi capitoli chi legge può farsi una idea sul motivo stesso su cui si basa l’intera tensione del racconto, ma Sgardoli ricopre la narrazione di così tanti altri strati che quando si arriva al finale si rimane comunque spiazzati. L’autore indugia meravigliosamente sui tormenti di Giorgione, sulla sua natura contradditoria e fragile, sulla donna da lui amata e ispirazione e musa di molte sue realizzazioni pittoriche e insieme sull’indole malvagia e senza patos del personaggio del Malnato che alla fine la struttura del giallo tiene solo per un soffio. Nonostante questo Rosso veneziano appassiona e seduce e dà vita a un viaggio letterario che oltre che storico è ugualmente geografico ed emotivo. Un bel libro che non mancherà di appassionare i lettori del genere, ma anche chi ama cimentarsi con letture insolite.



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