Roulette Russia

Roulette Russia

“Da dove vengo io, la vita è troppo difficile per essere vissuta. A causa del forte vento e dei pessimi mezzi di trasporto, ogni minima fatica diventa una fatica improba. A 14 anni uno è già così incredibilmente stanco che riesce a riprendersi solo dopo i quarantacinque. Capita spessissimo che  uno esca a fare compere e poi non torni più, o che si metta a scrivere un romanzo e poi improvvisamente, a pagina 2.000, si renda conto di aver perso il filo e debba ricominciare da capo. È una vita senza tempo, in cui una delle grosse conquiste è quella di riuscire a morire nel proprio letto”. Ecco una descrizione dello spirito russo, sintetica e leggera, scritta da Vladimir Kaminer, che dalla Russia si era trasferito a Berlino (e forse da lì l’aveva capita meglio). Sì, perché quello che Sergio Canciani, storico corrispondente della Rai a Mosca, tenta di fare nelle pagine di questo volume è offrire ai lettori una chiave di lettura della Russia, questo sterminato Paese pieno di contraddizioni, in bilico tra l’Oriente e l’Occidente. Un paese in cui l’ingiustizia è gratis e il diritto si paga, dove la corruzione è una pratica ordinaria, e la burocrazia sembra uscita da un racconto di Gogol’. L’amministrazione doganale, per esempio, è una delle più avide: quando Canciani riceve il materiale tecnico che arriva dall’Italia, in fase di sdoganamento deve accompagnarlo da una bustarella di dollari come lasciapassare. E quando d’improvviso i funzionari cambiano, non si tratta di un’operazione pulizia, ma di una rotazione, affinché ce ne sia per tutti…
All’indomani della tragedia del Kursk, il sottomarino nucleare che nel 2000 affondò e uccise 118 persone, così come durante l’assalto ceceno al teatro Dubrovka o quando nel cuore di Mosca interi palazzi sono saltati in aria, Canciani è in prima fila tra i corrispondenti stranieri di stanza a Mosca. Quando ha l’occasione non disdegna di chiedere l’opinione della gente comune. Com’è la vita ai tempi di Putin? Bella, secondo due ragazzi che si travestono da Topolino e Pluto e fanno le foto con i bambini: i guadagni sono buoni, e tutti in nero; finché Putin glielo consente, voteranno per lui. Idem per il gommista di fiducia di Canciani: l’officina non ha tutti i documenti in ordine, ma l’ispettore non chiede molti soldi; inoltre la figlia può fare le vacanze all’estero e la moglie può passare le domeniche pomeriggio all’Ikea. I mass media occidentali non dovrebbero prestare troppa attenzione a quei figli di papà che protestano in piazza contro l’autoritarismo di Putin. Ok, è autoritario, ma forse è l’unico che riesce a tenere insieme il Paese. Con un linguaggio divulgativo ma impreziosito da citazioni di autori classici e più contemporanei, Sergio Canciani offre una panoramica della Russia raccontandone i luoghi, le abitudini e le paure. Una volta che gli indignati avranno un lavoro e una famiglia, si avvererà quanto si augurava Anna Politkovskaja poco prima di morire? Riusciranno gli indignati a vedere un Paese banalmente normale, regolato da una democrazia noiosamente ordinata? 

 

 

 

 
 
 
 
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