Ruin - La lancia di Skald

Ruin - La lancia di Skald

Anno 1143 dell’Era degli Esuli. Corban si sveglia di soprassalto col cuore che gli martella ancora nel petto per il sogno appena interrotto quando, nell’oscurità dell’accampamento, scorge delle ombre muoversi furtive. Tempesta, sua fedele compagna di viaggio, ringhia nervosa; il tempo di sguainare le spade ed un gruppo di Kadoshim, i tremendi demoni dell’Oltremondo, assale lui ed i suoi amici. Sembra che vogliano proprio lui: il Seren Disglair, l’Astro Splendente e avatar incarnato del grande Elyon, colui che dovrebbe risollevare le sorti del mondo e contrastare il potere oscuro di Asroth. A battaglia terminata, salvo per un pelo, Corban continua il proprio viaggio verso la fortezza di Drassil, dove è nascosta la lancia di Skald, quella che secondo un’antica profezia permetterà all’Astro Splendente di opporsi al Male. Ma è davvero lui? Ormai ha perso tutto, la sua famiglia, i suoi amici; solo sua sorella Cywen – miracolosamente sopravvissuta – lo accompagna in questa impresa contro il tempo. Non sa ancora che il re Nathair, già in possesso del più potente dei Sette Tesori, è alla ricerca degli altri...

Terzo volume della saga La fede e l’inganno, Ruin - La lancia di Skald riprende le fila della narrazione esattamente da dove le aveva lasciate Valour - L’Astro Splendente. Ritroviamo le antiche casate di Ardan, di Donhain e di Isiltir (solo per citarne alcune), i clan dei giganti, i terribili kadoshim al servizio di Asroth signore dei Caduti e ci addentriamo nuovamente nelle interminabili Terre dell’Esilio. John Gwynne utilizza ancora lo schema classico della narrazione fantasy scandendo tempi e luoghi attraverso l’utilizzo di POV e costringendo il lettore a notevoli esercizi di memoria per ricordare l’infinità di personaggi, legami familiari e rapporti di amicizia che animano il romanzo. Lo stile semplice risulta a volte appesantito dalle lunghe descrizioni al posto delle quali ci sarebbe magari piaciuta una maggiore caratterizzazione dei personaggi. Punto di forza il finale, inaspettato e aperto, che lascerà i lettori che hanno amato i precedenti volumi della saga sicuramente col fiato sospeso. Perché alla fine “siamo quello che scegliamo di essere. Cosa rende tale un re? C’è qualcosa di diverso in lui? Gli scorre forse nelle vene un sangue sacro, speciale? No. È il prescelto, crede di esserlo e anche la gente lo crede...”.



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