Russia senz’anima?

Russia senz’anima?
Tanja è nata dopo la guerra nei pressi di Mosca, in un kolchoz, una di quelle fattorie istituite dal regime sovietico per assicurare i prodotti alimentari all’esercito in caso di necessità. La sua famiglia era molto numerosa e altrettanto povera: prima che nascesse, la madre e i suoi tre fratelli avevano sofferto la fame, e sono riusciti a sopravvivere solo perché avevano una mucca e quindi latte ogni giorno (ora la madre non vuole più sentirne nemmeno l’odore!). Anche la nascita di Tanja è un piccolo miracolo: i dottori sospettavano che la mamma avesse la tubercolosi e le consigliarono una gravidanza. Vennero al mondo Tanja e poi un altro fratello, e la madre era in perfetta salute. Oggi Tanja ha un banchetto al mercato di souvenir di Mosca, Izmailovo. Il sabato e la domenica, vende canovacci e tovaglie di lino, anche se ha ormai sessant’anni e una pensione che non le fa mancare nulla. Ma fa questo mestiere da vent’anni e le piace entrare in contatto con la gente, raccontare e ascoltare storie. Oleg, mago dei computer, ricorda perfettamente la sfilata di carri armati sul Kutuzovskij prospekt quel 19 agosto 1991, giorno del golpe contro Gorbacëv. Aveva 13 anni allora, ma non ha avuto paura, solo si chiedeva come mai in tv trasmettessero ovunque Il lago dei cigni. Quello è stato per lui un momento decisivo: l’Unione Sovietica che si sgretola e un nuovo Paese che nasce, la Russia di oggi. L’altro momento significativo riguarda Putin e la sua decisione di chiudere la NTV, l’unico canale televisivo indipendente. Secondo Oleg si tratta di due eventi che sanciscono l’inizio e la fine di un’epoca di libertà. «Viviamo in uno Stato che si preoccupa più di se stesso che dei suoi cittadini: è disgustoso», sostiene Ljudmila Ulickaja, la scrittrice della “povera gente”. Se il crollo del comunismo ha lasciato ai russi un Paese complicato, lo ha anche arricchito di possibilità: c’è un barlume di speranza, ma conviene non aspettarsi un aiuto esterno, sembra voler dire la scrittrice. Viktor Erofeev, scrittore dissidente ai tempi dell’URSS e oggi attaccato dal partito di Putin, invece, aveva sperato in Medvedev, che lo aveva convocato insieme ad altri intellettuali prima della sua elezione a presidente. Ma le sue aspettative sono state presto deluse, e a Viktor non resta che contrastare con ironica prontezza le critiche non solo verbali dei putiniani, col favore dell’Occidente…
La domanda aperta che dà il titolo all’ultimo lavoro di Susanne Scholl, giornalista austriaca in Russia per oltre vent’anni, viene fatta alle persone comuni, agli intellettuali; se la pone lei stessa interrogando i suoi ricordi e facendo le sue valutazioni. «La Russia di oggi non sembra fatta per le persone»; «la Russia ha due problemi, le strade dissestate e gli idioti»; «la Russia non si intende con il senno, in essa si può credere soltanto»: tutte conclusioni vere. Non resta quindi che aspettare che Putin e Medvedev invecchino, e sperare che saranno rimpiazzati da chi conosce il KGB solo per sentito dire, e il mondo perché lo ha girato. Nel frattempo, questo libro può offrire una chiave di lettura di un Paese che non è facile capire, né dimenticare.

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