Russofobia

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Come approcciare la Russia? Davvero arduo analizzare questo Paese impossibile che a lungo ha appassionato viaggiatori, diplomatici, opinionisti, spie e giornalisti. Esiste forse una risposta a questo magma allo stesso tempo caotico e fortemente identitario che agita l’heartland del nostro pianeta? Probabilmente no. E volete sapere una cosa? Neanche i russi sono riusciti a rispondere a questa domanda. Alcuni hanno pensato di vendere l’anima, il corpo e lo spirito all’Occidente, rinnegando sino alla morte ogni traccia di Tartaria mentre altri hanno invece voluto sottolineare oltre ogni ragionevolezza la loro identità così peculiare, per non dire unica. Parliamoci chiaro, il primo problema è geografico: la Russia è Asia oppure Occidente? C’è chi dice qua, c’è chi dice là, ma probabilmente non è né di qua né di là. La Russia è la Russia. Unica, inimitabile e fonte tanto di ammirazione quanto di critiche, con queste ultime che rappresentano la maggioranza. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che anche la Cina è un universo a sé, e che tutto sommato non attira tante antipatie. Evidentemente la Russia, terra vasta, fredda e inospitale ha il physique du rôle per l’accusa di barbarie. O forse c’è dietro qualcos’altro…

Davvero ottimo questo lavoro di Guy Mettan, giornalista, storico ed esperto di geopolitica. L’autore, legato alla Grande Madre Russia anche da sentimenti affettivi, è stanco di vedere non solo come tanti comportamenti siano considerati “normali” ovunque tranne che oltre l’ex Cortina di ferro, ma anche di constatare il riaffiorare di un sentimento anti-russo che assomiglia sempre più a un vero e proprio pregiudizio. Il sottotitolo dell’opera (Mille anni di diffidenza), assieme all’azzeccata copertina con l’immagine di un “anti-Russian cartoon” datato 1890, racconta perfettamente questo pregiudizio antico, che va dai tempi del Sacro Romano Impero e che tutt’ora, nonostante la fine della Guerra Fredda, fatica a spegnersi del tutto. La caricatura del russo è: tecnicamente approssimativo, nazionalista, bevitore ai limiti dell’alcolismo, spregiudicato e privo di rispetto per la vita umana. Decisamente un quadro sconfortante, e detto da chi deve portarsi addosso l’etichetta di “spaghetti, mafia & mandolino” è una considerazione che vale senz’altro doppio. Mettan ricostruisce le ragioni di questi antichi e nuovi pregiudizi, mostrando anche il loro riacutizzarsi in seguito all’importante ritorno della Russia sulla scena geopolitica mondiale dopo un ventennio di disastro post-sovietico e lo fa con un bagaglio bibliografico estremamente nutrito e vario, che gli consente di smarcarsi anche da un certo filo-putinismo che in alcune recenti pubblicazioni sta iniziando a fare breccia dopo circa un lustro di demonizzazione politica e mediatica. Accompagnando analisi politica e ricostruzione storica il lettore non può non rimanere soddisfatto dal lavoro effettuato dall’autore svizzero e, magari non condividendone il punto di vista, deve necessariamente rendergli quantomeno l’onore delle armi.



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