Saluti (poco) cordiali

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Gabriel è da sempre il postino dell’isola: la vecchiaia lo fiacca nel fisico - pedalare con la sua bici a volte è un tormento nei giorni no, quando i dolori alle articolazioni lo fanno ammattire - ma il rigore e l’affetto con i quali recapita le missive è rimasto inalterato nel corso degli anni; è sempre triste recapitare brutte notizie, esattamente come non recapitarne affatto. Che soddisfazione invece, lasciare nella cassetta della posta una di quelle lettere capaci di cambiare per sempre la vita di chi la riceve! Una di quelle da incorniciare e mostrare con orgoglio ai propri nipoti. Da un po’ di tempo però, rammaricato, Gabriel è costretto ad essere l’ambasciatore di strane e spiacevoli missive: poche frasi scritte sopra una cartolina, che sanno di rancore e denuncia; nessun mittente, anche se è chiaro che vengono imbucate sull’isola. Sono Théodore e Firmine i primi a riceverne una, ma si guardano bene dal parlarne in giro, limitandosi ad assumere un atteggiamento frettoloso e distaccato nei confronti degli altri isolani. Dopotutto è chiaro che qualcuno ce l’ha con loro...ma chi? Chi può avere interesse a seminare zizzania, instillando il dubbio tra gli abitanti? Eppure gli isolani sono brava gente: forse un filino chiusi - come si conviene a chi vive lontano dalla terraferma - ma sempre cordiali tra loro. Il segreto però non viene tenuto a lungo: ricevuta la sua cartolina, Léocadie racconta tutto agli avventori del bar La Marine, frequentato praticamente da tutti nell’isola; le congetture si sprecano, i sospetti investono chiunque, e il misterioso mittente viene presto soprannominato “il corvo”: potrebbe essere Tommy, un giovane che se la spassa con le donne sposate e non riesce a tenersi un lavoro. O Irène, la povera vedova di un pescatore, che vaga con sguardo assente e parla spesso con sé stessa; o ancora Adèle, una che litiga con tutti e che quando comincia un discorso non la si riesce più a fermare. Una cosa è certa: chi scrive le cartoline conosce molti segreti; sa chi tradisce, chi evade le tasse, chi si sente in colpa per qualcosa. Ma è opinione comune che ben presto il corvo si stancherà, che la sua perfidia non interessa proprio a nessuno...

Una piccola isola al largo della costa Bretone è la suggestiva ambientazione del romanzo di Christophe Carlier, il primo dell’autore pubblicato nel nostro Paese; “un paesaggio da fine del mondo”, fatto di scogliere, falesie, schiuma, e pioggia e vento a volontà. Una morfologia che tempra il carattere, e che rende spesso l’animo inquieto, ma che per qualche misteriosa ragione non permette ai suoi abitanti un distacco definitivo dalla terra. La piccola comunità risulta ostica nei confronti dello straniero, ma al suo interno sembra essere compatta: eppure bastano poche frasi, succinte ma taglienti come un coltello affilato, a creare lo squarcio dentro a un equilibrio in verità molto labile. Il romanzo di Carlier è un giallo atipico - potremmo definirla più come una commedia nera - narrato in modo sicuramente originale e raffinato; il ritmo è pacato, forse troppo, ma è chiaro che ciò che riveste importanza non è tanto indagare sul mistero e l’identità del colpevole (che infatti vengono svelati a metà percorso), bensì sui motivi che spingono le persone ad adottare determinati comportamenti. Noia? Frustrazione? Invidia? Cattiveria? O semplicemente, pericolosa leggerezza? Certo è che c’è del sadismo nel godere della vista di persone che si additano guardandosi in cagnesco; dell’ombra del dubbio che si insinua in animi fino a poco tempo prima pacifici e ben disposti gli uni con gli altri. Nell’isola, i fatti di cronaca non interessano a nessuno, figurarsi lo shock nel trovarvisi invischiati: l’unico rumore tollerato dagli abitanti sembra essere quello del vento, per questo bisogna fare in fretta e mettere a tacere chi si diverte dietro l’infido giochino (ed è per questo che a un bel momento entra in scena Gwenegan, dal comando locale di polizia) ristabilendo l’ordine precostituito. Ci saranno conseguenze spiacevoli, ma è inquietante vedere come gli isolani ritornano presto e con sollievo alla normalità: dopotutto, meglio cullarsi in una apparente, allegra indifferenza, che andare in giro a “scoperchiare vasi”.



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