San Francisco ‒ Ritratto di una città

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Quando gli Ohlone abitavano il lembo di terra che attualmente corrisponde alla California centrale non avrebbero certo creduto che dopo qualche secolo sarebbe sorta una della più importanti città degli Stati Uniti d’America. Le loro tradizioni prevedevano la caccia rituale svolta con disciplina quasi religiosa con indosso una maschera animale e la cancellazione perenne, una vera e propria damnatio memoriae, dei defunti che non potevano neanche essere nominati per evitare sfortuna all’interno di una casa. Se il celebre Francis Drake ha oltrepassato senza alcun interesse la baia che in futuro avrebbe avuto l’onore di apparire su migliaia di foto turistiche, forse per colpa della nebbia che la nasconde in molti periodi dell’anno, il Capitano Juan Bautista de Anza in una mattina del 1776 mise ufficialmente una croce sulla sabbia che compone la penisola di San Francisco. Proprio in quel preciso punto sorse la Mission Dolores, tuttora in piedi e restaurata, baluardo della missione fondata da un gruppo di frati francescani per diffondere la propria religione in un angolo di mondo all’epoca in balia di quelli che definivano “selvaggi”. I nativi americani vedranno lentamente sparire sotto i propri piedi il territorio di cui erano padroni. Lentamente il loro mondo verrà sostituito da quello creato da uomini giunti da lontano che li costringeranno senza troppe accortezze a lavorare come bassa manovalanza con il loro bestiame e a pregare santi e martiri di cui non riescono neanche a pronunciare il nome. Un censimento del 1847 conterà solo 34 Ohlone sopravvissuti a questa civilizzazione sporca di sangue, in quella terra che fino a un centinaio di anni prima era soltanto loro...

La storia di San Francisco passa attraverso un numero rilevante di sconvolgimenti e rivoluzioni. È la città del grande terremoto del 1906 in cui persero la vita centinaia di persone e si ritrovarono senza una casa più di 250.000 abitanti. È la città del grande attivista Harvey Milk e della lotta per la difesa dei diritti degli omosessuali. È la città delle manifestazioni studentesche che spesso erano a base di allucinogeni e poesie di Allen Ginsberg. È il luogo in cui poter essere sempre se stessi e portare avanti le proprie idee liberali. San Francisco è hippie, con i fiori nei capelli, allegra e decisamente anarchica. Qui si trovavano le Free clinics di quartiere, create dalla mente di un giovane David Smith, che permettevano a tutti di curarsi, a dispetto della mentalità capitalistica americana che fa di un paziente un cliente. Qui il terremoto ha lasciato e lascia una crepa continua negli animo di chi vi abita e ha influenzato in maniera significativa l’architettura che vi nasce. San Francisco è la città di Alcatraz, dei tram che attraversano strade pendenti che fanno rabbrividire tutti coloro che soffrono di vertigini, di Dave Eggers e del suo formidabile genio che ha segnato letterariamente i suoi quartieri. Elena Refraschini non scrive una semplice guida di viaggio. Questa è più una dichiarazione di amore verso un luogo che affascina turisti e viaggiatori. Le foto, a volte quasi sovrapposte, i commenti, le frasi storiche, gli inserti storici e culturali sembrano comporre un diario personale con tutto ciò che la lega ad una città piena di passione e fermento, i cui valori, come dice David Talbot, “nacquero ululando, pieni di sangue e voglia di lottare”.



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