Sandokan nel continente scomparso

Sandokan nel continente scomparso

Un pirata malese giace legato ad una vecchia sedia, il capo grondante sangue, il corpo indolenzito. È proprio il dolore che forse lo tiene ancora in vita e gli impedisce di soccombere alla disperazione. Partito assieme ai suoi compagni per acquistare provviste alimentari in un porto del Borneo, non si è accorto di essere stato seguito da due loschi figuri, probabilmente indiani, ed ora - appena svegliatosi dopo un violento colpo alla nuca - si guarda intorno stordito ed incredulo. Strana la sala in cui si trova: illuminata da poche fiaccole e dominata da una enorme statua della dea Kalì, al collo della quale penzola una collana formata da mani mozzate che ancora sanguinano. Ma ciò che preoccupa maggiormente il malese – che intuisce subito il suo destino e che spera di non rivelare dove siano nascosti Sandokan e Yanez – è l’indiano dal corpo seminudo e dall’inquietante tatuaggio sul petto che attesta l’appartenenza alla temuta setta dei thugs. “Sono Abdel Gamel, fakiro della congregazione dei saniassi ed ora affiliato alla potente setta degli adoratori di Kalì. Ho necessità di sapere se quella nave dalla quale sei sceso appartiene alla Tigre della Malesia”...

Fabrizio Frosali è un collezionista di fumetti appassionato del genere misterioso e fantastico ed ha scritto diversi articoli per le riviste “Cronos” e “Arcana”; Patrizio Pavone è anch’esso un collezionista di fumetti – in particolare di Topolino – e di libri di avventure (Salgari, Motta e Verne innanzitutto). In comune hanno anche una passione smisurata per Salgari e il desiderio incontenibile di vivere in prima persona le avventure della Tigre della Malesia e catapultarsi nella leggendaria Giungla Nera. Dalla collaborazione fra i due non poteva che nascere un romanzo d’avventura ricco, particolareggiato e avvincente. Chi non è un appassionato estimatore di Salgari o ha letto poco dell’autore veronese farà sicuramente fatica a collocare cronologicamente le vicende narrate in Sandokan e il continente scomparso, soprattutto se ha letto solo gli originali e non gli apocrifi (e qui si parla di circa un centinaio di romanzi talvolta anche attribuiti erroneamente a Salgari). È proprio per sanare una discontinuità tra due apocrifi – come gli stessi autori tengono a sottolineare – che si è scelto di scrivere un’avventura a quattro mani e spedire Sandokan e Yanez addirittura a Lemuria, il continente scomparso di tante opere letterarie e fumettistiche. Ne risulta una lettura piacevolissima, dalla quale traspare l’accurata documentazione su luoghi e personaggi (abbastanza fedeli a quelli dell’originale); persino lo stile – a parte qualche ingenuità linguistica – è quanto più vicino a quello dell’autore veronese. Godetevi qualche ora di avventura e di adrenalina. E ricordate: la tigre è ancora viva!



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