Santo mostro

Santo mostro
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Quando Clyde Meadows, otto anni, sorprende la madre schiacciata sotto il corpo del veterinario del paese sa di avere spezzato un equilibrio basato sulla menzogna pur non comprendendo che cosa stiano facendo quei due, saldamente incollati al divano. Il padre di Clyde, un uomo di inenarrabile bruttezza, finge di non conoscere la verità, nascondendo il tradimento sotto pile di Bibbie da distribuire ogni domenica nei motel più miseri del North Carolina, dove la perdizione si nasconde sotto i cuscini e dentro ai comò e le ore consentono - a chi deve - di consumare il proprio peccato in santa pace. Il legame che unisce il piccolo Clyde al padre è viscerale: non solo lo considera adorabile, definendosi suo e suo soltanto, ma lo vede bellissimo nonostante il volto sgraziato, la bocca larga e il naso schiacciato. Lo venera come fosse un Santo, un Santo Mostro. In un momento di lucida razionalità, mentre la Packard su cui viaggiano sta per schiantarsi contro tre cervi, Meadows viene folgorato e i suoi occhi vedono l’amato padre nero, mentre lui è bianco come un lenzuolo inamidato. I dubbi si fanno prepotentemente strada nella mente del protagonista, al tempo della narrazione ormai sposato con figli e professore universitario di lingue antiche, scavando solchi di domande e di riflessioni sul significato di padre naturale e sulle eventuali conseguenze che la falsa paternità potrebbe determinare. È poi così importante che Clyde (senior) sia bianco o nero? E anche se non fosse suo padre che cosa cambierebbe relativamente all’amore sconfinato che prova per lui?

La novella di Allan Gurganus, quarto racconto dell’acclamata raccolta The Practical heart, è una commovente e ironica rappresentazione del fragile e complesso rapporto che unisce un padre a un figlio, anche quando il dubbio che non si condividano gli stessi geni mette in crisi ogni certezza. Non solo: è una fotografia bizzarra e curiosa di un’America anni ’50 assai poco puritana, sfumata di adulterio e libertinaggio dietro una facciata fintamente morale che si stempera in un malinconico senso di disillusione e nella perdita dell’innocenza attraverso il dolore che la scoperta della verità porta con sé. Gurganus, classe 1947, originario di Rocky Mount, allievo di Cheever e definito un Mark Twain dei giorni nostri, è già stato tradotto in Italia da Montanari nel suo masterpiece L’ultima vedova sudista vuota il sacco (introvabile) e verrà nuovamente pubblicato da Playground nel 2010 con una raccolta di racconti. Vorrebbe che Santo mostro venisse letto tutto d’un fiato, aperto la sera prima di addormentarsi e terminato la mattina seguente per assorbire tutta la complessità dei personaggi e disegnarne una fitta mappa emotiva. Accontentarlo, seguendo una scrittura che suona come un motivo tribale, sarà quanto di più semplice vi sia mai capitato.

 

 

 

 
 
 
 

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